Etichettato: Musica italiana

Canzoni da vivere: Incontro

Il suonatore Jones nella canzone dice: “libertà, l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato”. Proprio cosi! Quando suoni ti senti libero, la musica ti trasporta in un’altra dimensione capace di farti ridere, di farti intristire, di farti pensare, di farti…vivere.

In un blog però non si suona, ma si scrive, si parla. E qui si parla di tutte quelle canzoni che ascoltarle sembra qualcosa di banale. Quelle canzoni che quando le senti iniziare all’interno di una playlist le cambi subito perchè non sei nello stato d’animo giusto per ascoltalre, sembra quasi di profanarle. Perchè certe canzoni non si ascoltano…si vivono. Da qui, dunque, il nome della rubrica.

Mi auguro di farvi conoscere e soprattutto farvi amare numerose canzoni, ma ancor di più spero in una vostra numerosa partecipazione con notizie su canzoni da me postate e consigli su canzoni da postare.
Prima di iniziare, una doverosa premessa:  qui non vi sono pregiudizi sui gusti musicali di nessuno, se una canzone fa emozionare fa emozionare e basta. Inoltre le canzoni inserite non seguono nessuna logica o nessun criterio preciso, solo il gusto del momento.

Ecco dunque la prima. Incontro di Francesco Guccini, dall’album Radici del 1972.
La canzone è autobiografica e parla di due vecchi amici, un uomo e una donna, che si incontrano dopo tanto tempo, “dieci anni da narrare l’uno all’altro“.

Lo stesso Guccini racconta che la sua amica Betty lo chiamò dicendo di volere raccontargli la sua triste storia, “come in libro scritto male lui s’era ucciso per natale“. In un primo momento fra i due riaffiorano i ricordi della gioventù che poi però lasciano il posto al racconto della donna. Nel testo viene espresso al meglio il suo bisogno di sfogarsi col caro amico che invece ha poco da raccontare: “povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io i miei in un solo saluto“.

La profonda riflessione di Guccini giunge dal treno che lo allontana da Betty:

E pensavo dondolato dal vagone “cara amica il tempo prende il tempo dà…
noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa…
restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
le luci nel buio di case intraviste da un treno:
siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno…

Certe notti voglio una vita spericolata

In principio furono Beatles e Rolling Stones. Oggi tra i confini italiani si rivive un’altra dura rivalità fra i due più famosi esponenti del rock nostrano, Vasco Rossi e Luciano Ligabue. Ma se negli anni sessanta nelle notti di Londra potevi trovare John Lennon e Mick Jagger che bevevano insieme una birra, oggi sarebbe impossibile immaginarci Vasco e Liga che si “trovano come le star” e non solo perché uno frequenta il Roxy Bar mentre l’altro è di casa al Bar Mario.

I campanilismi però sarebbe meglio lasciarli allo sport con i suoi Coppi e Bartali, Proust e Senna, Juve e Inter. La musica non può dividere. Certo ci sono i gusti personali, ma se oggi ti emozioni con Viva! e domani piangi per Sally significa che due artisti uguali e diversi nello stesso tempo sanno darti il meglio che una canzone può offrire.

Uguali ma diversi. Personaggio tutto genio e sregolatezza Vasco Rossi, ragazzo per bene di gran talento Luciano Ligabue. La regione è la stessa, ma di Zocca uno e di Correggio l’altro. Eppure la ragazza che “con la faccia pulita cammina per strada mangiando una mela” di Albachiara potrebbe benissimo essere la Piccola stella senza cielo che la “tiene su soltanto un filo” cantata in modo del tutto diverso: con parole dirette e struggenti per Vasco e astratte e poetiche per Liga. Quel “Siamo solo noi che andiamo a letto la mattina presto e ci svegliamo con il mal di testa” vaschiano non è poi cosi diverso dal “si è bevuto, ballato, qualcuno ha scopato e il più scemo le ha prese ha una faccia cosi” del primo Ligabue.

Diverso se non opposto il modo di tenere il palco. Vasco che fin dall’inizio decide di abbandonare l’idea di imbracciare la chitarra perché altrimenti ce ne sarebbero state troppe, Ligabue che non abbandona mai la sua partecipando con qualche accordo. Diversa la liturgia dei live. Esaltazione della star che si fa attendere, entra lentamente sul palco per poi buttarsi in un crescendo di emozioni fino a diventare tutt’uno con il pubblico per il Blasco. Entrata in sordina con la band e concerto quasi tutto d’un fiato che ti travolge e ti sconvolge per il bombardamento di canzoni che ti fanno tremare il cuore per il Liga.

Mi rifiuto dunque di scegliere e mi limito a non mischiare nella mia playlist del giorno la sfrontatezza di Vasco con la genuinità di Luciano. Pazienza se i due non saranno contenti della decisione, ma provate voi a scegliere fra whisky e lambrusco, tra Steve McQueen e Marlon Brando, tra Gabri e Ho messo via.

Certe notti voglio una vita spericolata. La giusta via di mezzo si trova fondendo i cavalli di battaglia dei due rocker che, chissà, magari un giorno ci regaleranno anche un duetto.