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Recalcati. La voce interista su Balotelli.

Su questo blog non si è mai fatto giornalismo, nel senso che non si sono mai riportate notizie. Fin ora il blog è stata il rifugio di pensieri, commenti su quello che più mi faceva pensare e riflettere.
Non cambierà oggi il fine di Elledielle, ma è capitato di avere il commento a caldo di un illustre tifoso interista sulla notizia calcistica del giorno e ho trovato la cosa molto curiosa.
Da quando il Milan, infatti, ha iniziato a trattare Balotelli ho pensato: come la prenderanno gli interisti? E pensavo al giorno in cui al Milan esplose il talento di Pato. Allora Moratti si affrettò a dire “loro hanno Pato, noi Balotelli” (qualcuno rise, perché Balotelli allora non era ancora Balotelli).
E oggi? In un mese Pato è andato in Brasile come un giocatore qualunque e il Milan ha acquistato Balotelli cercando di fare il salto di qualità, e magari far fare il salto nei sondaggi elettorali al patron Berlusconi.
Cosa ne pensa, dunque, un interista? L’ho chiesto a Christian Recalcati voce interista nelle “telecronache del tifoso” di Mediaset Premium. Ecco la sua risposta: “Balotelli è un pugno al cuore per ogni tifoso interista. Lo abbiamo criticato, lo abbiamo venduto col sorriso, e ora?”.
E poi arriva la critica alla società, forse dovuta alla paura di un aggancio in classifica imminente del Milan, che sembrava clamoroso a inizio stagione: “la dirigenza deve rispondere a questo colpo, perché il terzo posto é sempre più distante. Balo, Niang, El Sharaawy: il vero Progetto Giovani é dipinto sull’altra sponda del naviglio”.
Gli interisti si lamentano, la Juve ha fatto un’azione di disturbo nelle ultime ore: non é che il Milan inizia a fare paura?
Non so perché ma vorrei chiedere un parere anche a qualche montiano o bersaniano.

Si ride per non piangere

Succede che sei a Vittoria, in provincia di Ragusa, e ti ritrovi davanti qualcosa che racchiude in se l’italianità. Il “Pane Monti”, 1 euro al Kg.

Fantasia, satira e un po’ di sarcasmo. L’emblema degli italiani che ci prendiamo sempre poco sul serio, che la buttiamo sempre sul ridere. Forse per reagire a un sistema che altrimenti farebbe piangere o forse perché facciamo davvero ridere.

È la cultura del non lamentarsi, o del lamentarsi ridendo. E in questola Siciliae i siciliani sono i portabandiera dell’Italia intera. Capita migliaia di volte che offrendo il caffè a qualcuno alla domanda “Zucchero o lo prendi amaro?” questo ti risponde “Vai con lo zucchero chè di amara c’è già la vita!”.

È un po’ l’ironia di Pirandello che trova del comico la dove di comico non c’è assolutamente nulla.

È un po’ “La vita è bella” di Benigni che cerca con insistenza la battuta o la situazione comica, per quanto possibile.

L’iniziativa del panificio di Vittoria del “Pane Monti” in questo senso si inserisce perfettamente nel modo di fare di noi italiani. Un modo di fare che però non è menefreghismo reale ma apparente. Il “riderci sopra” è una reazione personale ai momenti negativi. Grazie alla risata, alla filosofia del “futtitinni” (“fregatene”), l’individuo trova una sorta di rifugio che lo libera da quello che altrimenti sarebbe la via della rassegnazione, della disperazione. In definitiva noi italiani presa coscienza della tragicità della situazione preferiamo farci una risata e inventare magari delle trovate originali che piangerci addosso e vedere tutto nero.

Succede poi che dopo qualche giorno dal “Pane Monti” vai ad un concerto dei Pupi di Surfaro, un gruppo folk siciliano che ricerca e rivede brani della canzone popolare e ne compone anche di propri, e senti una canzone. Una canzone che prima ne dice quattro a chi sta ai piani alti della società e poi termina con un liberatorio “iu mangiu, vivu, mi nni futtu, cantu e tiru a campà” (“io mangio, bevo, me ne frego, canto e tiro a campare”).

Se due indizi fanno una prova, capisci che non può essere un caso.

E così è Natale

da  “Epoca 88” – 15 dicembre 2011

E così è Natale. Di nuovo Natale. Di nuovo i negozi addobbati a festa, di nuovo luci a intermittenza da balconi e finestre, di nuovo enormi pile di panettoni e pandoro ai supermercati, di nuovo la pubblicità della Coca-Cola, di nuovo White Christmas e Happy Xmas in continuazione alla radio e nelle sigle televisive, di nuovo gruppi di musicisti che girano per le vie a suonare la tradizionale novena.

Quest’anno però non può essere come sempre. In tv i telegiornali parlano in continuazione della crisi. I quotidiani non fanno altro che scrivere sui duri provvedimenti che sarà costretto a prendere il Governo Monti. In giro la gente si lamenta perché non si arriva più a fine mese. I commercianti dicono sempre di essere ad un passo dal fallimento.

Si deve quindi risparmiare. Niente cene fuori per il 24. Niente pranzi costosi il 25. Poche uscite durante le feste. Regali solo per i più intimi. Annullati i programmi per un capodanno in montagna in favore di uno più sobrio nel proprio paese.

Però una cena al ristorante la vigilia di Natale si potrebbe pure fare, basta tirare un po’ la cinghia. Conviene chiamare prima per la prenotazione. Il primo locale non ha più posti. Il secondo è già pieno. Il terzo pure. Forse conviene prenotare per il pranzo di Natale. Anche per il 25 tutto occupato.

Ma non c’è la crisi? Lo Stato non è sull’orlo del fallimento?

Si. Però è Natale. Bisogna andare a cena fuori. Si devono fare decine e decine di regali per tutta la parentela. Si deve pure fare un pensierino per la settimana bianca.

Quest’anno però sarà diverso. Quest’anno c’è la crisi!