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Lynyrd Skynyrd: un’originale scoperta

Da quando quel giorno ti sei messo ad ascoltare Sweet Home Alabama dall’album Radio Freccia il nome dei Lynyrd Skynyrd te lo ritrovi ovunque.

Di musica ne mastichi, i principali esponenti del rock più o meno li conosci, ma quel gruppo non hai mai avuto modo di ascoltarlo.

Un giorno ti regalano Delitti rock di Ezio Guaitamacchi e leggendolo trovi proprio quello strano nome.

“Ma guarda la!”

Scopri che la loro non è la storia di una “sciocca” morte rock ma qualcosa di forte, di tragico. La storia ti incuriosisce ma la dimentichi presto. O così sembra.

Dopo qualche tempo ti ritrovi al computer con un’amica che si diverte di tanto in tanto a scovare “nuove” vecchie canzoni. Trova i Lynyrd Skynyrd e chiede informazioni a te. “Li ho sempre sentiti nominare ma a parte una canzone non li ho mai ascoltati”. A casa fai una capatina su Wikipedia e subito ti ricordi di quell’incidente aereo che tanto ti aveva colpito.

La cosa strana è che quando poi ti metti a fare pulizie straordinarie in camera tua e ti metti a spolverare uno per uno tutti i vecchi dischi in vinile che un tempo appartenevano a tuo padre ti ritrovi tra le mani proprio un disco dei Lynyrd Skynyrd.

Quella collezione già di per se strana che mischia con disinvoltura Battisti, Celentano, De Gregori a Deep Purple, Jimi Hendrix e Procol Harum, che spazia da Louis Armstrong a Gabriella Ferri, ti riserva questa sorpresa.

E così che poi passi la domenica mattina, nei tuoi programmi del sabato destinata allo studio, ad ascoltare il disco e a scrivere questo post.

E a chiederti se i Lynyrd Skynyrd sono stati fin ora una tua grave lacuna musicale o un semplice sfizio di tuo padre che un giorno del 1977, dopo aver letto sul giornale quella tragica storia, passò in negozio a comprare quel disco che forse mai prima di oggi aveva ricevuto le carezze della puntina del giradischi.

È meglio bruciarsi in fretta che spegnersi lentamente

Amy Winehouse

Si potrebbero definire “vittime del successo” ed Amy Winehouse è solo l’ultima entrata a far parte di questa ristretta, ma non tanto, schiera di artisti scomparsi premauramente. La maggior parte di loro è stata vittima di un processo di autodistruzione dovuto ad un eccessivo uso di alcool e sostanze stupefacenti, non mancano però le morti accidentali, i suicidi o gli omicidi. Per quasi tutti di loro c’è poi un mistero dietro la morte: per alcuni si pensa possa essere stata soltanto una messa in scena, per altri si vede l’ombra di un mandante oscuro, per altri ancora si tirano in ballo i servizi segreti. Si parla addirittura di una maledizione.

Per quanto riguarda l’ultima arrivata non si conoscono ancora le cause della morte (c’è già però chi parla di overdose) e non si sa se nasceranno delle leggende. Di sicuro Amy Winehouse può rientrare in quello che viene chiamato Club 27 (star della musica tutti morti all’età di ventisette anni) e senz’altro anche lei come i suoi illustri colleghi entrerà nel mito. Già, perché per un artista morire giovane, nel bel mezzo della sua carriera, aldilà della disgrazia personale, equivale a vivere in eterno e soprattutto a rimanere eternamente giovane. Se nell’Ottocento per Foscolo la funzione eternatrice era espressa dal sepolcro, dalla “corrispondenza d’amorosi sensi” o dalla poesia che permetteva al poeta di rimanere in vita dopo la morte grazie ai suoi versi, oggi a rendere eterni è paradossalmente la morte stessa.

James Dean

James Dean, morto per incidente stradale nel1955 a soli 24 anni, non è un cantante né un musicista, ma è stato forse il primo ad essere mitizzato dopo la morte. Nonostante Dean abbia girato solo tre film è divenuto in breve tempo il simbolo di una generazione: lui è il giovane per eccellenza e giovane lo sarà per sempre.

Limitandoci al mondo della musica la prima morte eccellente è stata quella di Brian Jones, chitarrista dei Rolling Stones, trovato privo di vita il 3 luglio1969 in fondo alla sua piscina a causa di un’overdose di alcool e droghe, all’età di 27 anni.

Le morti ravvicinate di altri tre ventisettenni illustri diedero inizio alle voci di una maledizione. Il 18 settembre 1970 muore a Londra Jimi Hendrix, non c’è una versione ufficiale sulle cause ma per lui si parla di una morte per soffocamento dal proprio vomito dopo un fatale cocktail di alcool e droghe. Il 4 ottobre 1970 muore Janis Joplin a Los Angeles per overdose di eroina. Il 3 luglio è la volta di Jim Morrison, leader dei The Doors, deceduto nella sua casa di Parigi.

I giornali iniziano a parlare della “Maledizione della J” che colpisce tutti i coloro con una “J” nel nome o con 27 anni d’età. Insieme a Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison viene incluso nella lista anche Robert Johnson chitarrista blues negli anni ‘30 (considerato da Rolling Stone il quinto chitarrista migliore di tutti i tempi), anche lui morto a 27 anni nel 1938: per Johnson si parla addirittura di un patto col diavolo che da chitarrista goffo e impacciato lo ha portato a diventare un virtuoso dello strumento in pochissimo tempo. Le voci della maledizione si fanno strada tanto che i media danno quasi per spacciati anche John Lennon e Mick Jagger: e se quest’ultimo, oggi energico settantenne, sfugge alla maledizione, lo stesso non si può dire per il Beatle che viene assassinato l’8 dicembre del 1980 (non a 27 ma a 40 anni).

Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison

Negli anni Settanta e Ottanta la maledizione sembra fermarsi, ma non cessano le morti. Elvis Presley muore a Memphis il 16 agosto1977 a 42 anni: non mancano le leggende che lo vogliono ancora in vita. Nel 1975 viene a mancare a 28 anni Tim Buckley morto per overdose, nel 1997 morirà giovane, a 31 anni, anche il figlio, Jeff Buckley: per lui però si tratta di un annegamento accidentale. Il record della morte più giovane spetta a Sid Vicious, bassista del Sex Pistols, che il 2 febbraio del 1979 muore per overdose a soli 21 anni. Bob Marley a 36 e Freddy Mercury a 45 anni ci lasciano rispettivamente nel 1981 e 1991: forse le due morti meno misteriose, il giamaicano per un collasso e il leader dei Queen a causa di una broncopolmonite aggravata dall’Aids.

La presunta maledizione ritorna nel 1994, quando il 5 aprile si toglie la vita Kurt Cobain, cantante dei Nirvana, anche lui ventisettenne.

Da ricordare poi Michael Jackson venuto a mancare non giovanissimo ma per il quale la morte ha rappresentato un vero e proprio fattore di rilancio artistico.

Oggi, con la ventisettenne Amy Winehouse la maledizione torna a fare paura.

La lista delle morti premature che hanno contribuito a rendere immortale un personaggio si allungherebbe ancora se aggiungessimo anche gli attori: John Beluchi (33 anni), River Phoenix (23). Heath Ledger (29) e ovviamente Marilyn Monroe (36). Non mancano nemmeno i poeti: Arthur Rimbaud (31) o il nostro Giacomo Leopardi (39). O i pittori: Van Gogh (37).

Parlando italiano e tornando alla musica sono da ricordare Luigi Tengo, suicidatosi per protesta durante in Festival di Sanremo del1967 a 28 anni; Rino Gaetano, morto a 30 anni per incidente stradale il 2 giugno del 1981; e Mia Martini deceduta a 47 anni nel 1995 per overdose: tutte morti avvolte nel mistero.

Non sappiamo se questi artisti avrebbero incrementato la loro fama con altri capolavori o se sarebbero andati incontro al declino, di certo per loro vale quando detto da Neil Young e riportato da Kust Cobain nella lettera scritta prima di morire: “E’ meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente”.