Etichettato: guccini

Speciale Giornata della memoria

«Son morto ch’ero bambino, son morto con altri cento…». Il capannone era pieno di bambini, tutti in riga. Clary era l’ultima e osservava il dott. Mengele che li passava in rassegna velocemente e con il suo indice ne indicava alcuni. Era così diverso dal nonno, anche lui medico. Non indossava un camice ma una divisa delle SS e portava un paio di guanti bianchi. Clary fu indicata dal dito inguantato dell’uomo e venne portata all’esterno con tutti gli altri bambini scelti.
20140127-100619.jpg

Non stava benissimo Hans, il nuovo incarico ricevuto lo rendeva per qualche motivo agitato. Si trattava di un lavoro semplice, doveva solo controllare quei mocciosi ebrei che uscivano dal capannone e, una volta raggiunto il numero stabilito, accompagnarli con altri due colleghi a “fare la doccia”. Era il secondo giorno che svolgeva questa mansione e se da un lato non rimpiangeva per niente il precedente lavoro con gli ebrei adulti, dall’altro provava un senso di fastidio nel chiudere quei piccoli sbarbatelli nelle camere a gas. Era turbato.
Come se non bastasse, stavolta i bambini ad Hans sembravano davvero troppi. Quando tutti entrarono spinse la porta sigillata ma non riuscì a chiuderla. In più qualche mocciosetto aveva intuito che lì dentro non avrebbero fatto la doccia e aveva iniziato a piagnucolare spaventando tutti gli altri. Hans tentò di spingere dentro gli ultimi che bloccavano la chiusura. Nel farlo ne afferrò per il braccio uno, solo allora abbassò lo sguardo e li vide. Vide due occhi pieni di lacrime guardarlo in silenzio e implorare aiuto. Due occhi che conosceva e che aumentarono il suo senso di disagio.
Clary era schiacciata con forza contro gli altri bambini. Era rimasta l’ultima della fila e sembrava non esserci spazio per lei. Guardò l’uomo che la spingeva e lui ricambiò lo sguardo. Sentì nella mano dell’uomo un attimo di esitazione. Subito dopo venne tirata fuori velocemente e la porta si chiuse davanti ai suoi occhi.
Era il 1929 e il giovane Hans si trovava nella sala del dott. Rosembaum. Aveva il fiatone e il cuore gli batteva a mille. Era arrivato lì con la sorella Kristen in braccio ed ora aspettava il proprio turno. Il sig. Rosembaum era un dottore ebreo e aveva un’ottima reputazione. La sala era piena zeppa, a Berlino in quel periodo non mancavano certo i malati. Kristen aveva la febbre altissima da ormai una settimana e Hans era disperato: si occupava lui della sorella dopo la morte dei genitori. Quando arrivò il loro turno Kristen dormiva da qualche minuto. Si stupì quando il dott. Rosembaum li respinse indietro dicendo di rientrare quando la piccola si fosse svegliata. Hans aveva fiducia in quell’uomo e si risedette, seppur contrariato, in sala d’attesa. Andò su tutte le furie quando qualche ora dopo una vecchietta di fianco dopo aver fatto una carezza a Kristen gli disse con le lacrime agli occhi che era morta. Non perdonò mai quel dottore e qualche anno dopo, quando Hitler iniziò a parlare di pulizia etnica, si arruolò volontario nelle SS.
Ora rivide negli occhi della bambina ebrea la stessa espressione che aveva Kristen prima di morire. Capì perché era turbato. Tutti quei bambini avevano gli stessi occhi di sua sorella.
«…passato per un camino e ora sono nel vento». Clary è ormai vecchia. Sono passati settant’anni da quando quell’uomo la tirò fuori dalla camera a gas e non se ne spiega ancora il motivo. Dopo la guerra si è sposata con un italiano e abita a Roma ormai da tanto tempo. È il giorno della memoria e stanno passando alla radio Auschwitz di Francesco Guccini. Guarda la pronipote giocare e gli viene in mente quando lei piccina giocava ai piedi del nonno. Grazie a lui Clary era diventata medico pediatra: voleva curare i bambini. Le era rimasto impresso il viso di suo nonno rigato dalle lacrime quando raccontava di quel giorno in cui non ebbe il coraggio di dire a un ragazzo che la sorella fosse morta.

Il racconto appena letto ha partecipato al premio organizzata dall’Ersu Catania. Come è successo già in precedenza per questo post, è stato pubblicato qui solo per farlo leggere. L’elaborato non doveva superare le 4000 battute spazi inclusi, la storia però meriterebbe molto più spazio. Se piacerà è possibile che in futuro venga ampliata

Destra-Sinistra. Basta!

È evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra

Questo verso di Gaber è da un po’ di tempo che fluttua silenzioso nei pensieri di molti e in queste settimane la verità del cantautore milanese si è fatta ancora più strada nelle concezioni di tante persone.

Prima le elezioni siciliane con il successo dei grillini, poi le elezioni statunitensi con la conferma di Obama.

Sempre più spesso, ormai, capita che ogni elezioni di ogni tipo è sempre un testa a testa. È chiaro, dunque, che se in linea di massima le idee politiche dovrebbero essere divise in Destra e Sinistra il mondo appare diviso pressoché

in modo equo. Se però è assodata l’esistenza di PD e Pdl in Italia o di Democratici e Repubblicani negli Stati Uniti, e quindi di partiti che si dichiarano di uno e dell’altro schieramento, cosa accade quando arrivano i grillini: sono di Destra o di Sinistra?

Qualcuno li ha paragonati alla prima Lega Nord, ma la Lega Nord nasce come partito di Destra o di Sinistra?

Bossi, per rispondere a questo accostamento, ha dichiarato che non hanno niente a che vedere con il Movimento 5 Stelle perché loro hanno sempre avuto un obbiettivo, che è quello dell’indipendenza della Padania, che Grillo non ha:

ma porsi come punto d’arrivo della propria politica la scissione dell’Italia e di Destra o di Sinistra?

In Sicilia, da una costola del Pdl (Miccichè & co.), è nato Grande Sud che, paragonandosi alla Lega, si è dato la definizione di “partito territoriale”: i partiti territoriali sono di Destra o di Sinistra?

Tutta questa confusione fa pensare che forse le vecchie e nobili divisioni fra Destra e Sinistra non esistano più e che Gaber aveva capito tutto quando cantava “tutti noi ce la prendiamo con la storia ma io dico che la colpa è nostra, è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”. Dopo la dura verità il Signor G partiva con un elenco quasi comico di cose insensatamente sinistroidi o destroidi:

Fare il bagno nella vasca è di destra,

far la doccia invece è di sinistra,

un pacchetto di Marlboro è di destra

di contrabbando è di sinistra

La sensazione è che l’essere di Destra o di Sinistra preceda l’avere questo o quel pensiero: sei di destra e quindi dato che il politico x di destra ha detto che l’Imu non va bene allora pensi che l’Imu non vada bene; sei di sinistra e quindi ti adegui al politico y di sinistra che sostiene di dover cambiare al più presto la legge elettorale.

Si sceglie prima se essere di Destra o di Sinistra e poi non ci si sforza di farsi una propria idea sulle questioni politico-sociali ma ci si adagia sul pensiero di altri. Che poi questi altri, i politici di alto rango, nemmeno hanno ben chiara la situazione: se l’avversario di turno dice A loro non prendono neppure in considerazione l’idea che A potrebbe essere una buona idea, ma si affrettano a dire B.

E cosi l’essere di Destra o di Sinistra si limita a cose banali: si è considerati di sinistra se si ascoltano cantautori come Guccini, De Andrè o lo stesso Gaber, si è considerati di destra se si ascolta Battisti o i Queen.

Tralasciando poi chi sceglie di essere di destra ma non è immune al fascino delle icone di sinistra: a chi scrive è capitato di trovarsi di fronte ad un “cheguevarista-fascista”, cosi si è definito!

In questo confuso mondo ideologico-politico è da apprezzare Grillo e i grillini per un semplice fatto: non si schiereranno ne con la Destra ne con la Sinistra. Dopo le elezioni siciliane, infatti, il candidato governatore Cancelleri ha affermato che in assemblea non faranno alleanze preventive con nessuno ma valuteranno proposta per proposta chi appoggiare e faranno le loro di proposte. Di certo una posizione logica: ci si fa una propria idea su una questione e poi si decide di dare manforte a chi la pensa ugualmente, sia esso di destra o di sinistra. Sarà poi la storia ad affibbiare a questa o quella ideologia l’appellativo di Destra, di Sinistra, di Sopra o di Sotto.

A ben pensarci nel momento in cui nacquero la Destra e la Sinistra fu soltanto per una questione di comodità, perché tutti coloro che la pensavano in un certo modo si disposero casualmente da uno o dall’altro lato. La distinzione Destra e Sinistra serve solo se “sottomessa” alle idee, al pensiero.

Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!

Nonno Guccini

CASALECCHIO DI RENO (BOLOGNA), UNIPOL ARENA – 3 Dicembre 2011

Ha subito precisato. Lui non è Paul McCartney. Non perchè è peggio ne perchè è meglio. E’ semplicemente diverso.

Lui è Francesco Guccini, nonno Francesco Guccini. Già perchè tutto il concerto del maestrone è come un singolare racconto di un nonno ai suoi nipoti, davanti però anche a numerosi genitori, zii e prozii. In tutti i suoi concerti aleggia questa atmosfera e la tappa di Bologna è solo (si fa per dire) l’apice di questi incontri con il nonno: quello in cui si riunisce tutta la famiglia tanto per capirci.

Diecimila persone, o forse più, ad aspettare nonno Francesco. Tutte sedute: comodi sulle sedie quelli nelle tribune, un po’ meno comodi e a terra quelli dell’immensa distesa del parterre. Lui sale sul palco ed è proprio come quando i nipoti aspettano il nonno che viene a raccontare le sua storie.

Proprio come il nonno parla, parla di cose antiche e “racconta piano col suo tono un po’ sommesso di quanto lui e Bologna eran più giovani di adesso”. E tutti li in silenzio: un silenzio spontaneo da nipoti attenti, ma anche un silenzio preteso da nonno intransigente, che non manca di rimproverare chi lo interrompe e di richiamare all’ordine quei pochi che si alzano.

Proprio come il nonno divaga. Fa riferimenti al governo, insegna scherzosamente ma in modo efficace cos’è (anzi cosa non è) un governo tecnico: “è una cosa seria, non è che se a casa hai un problema con lo sciaquone chiami un ministro perchè lui è un tecnico”.

Proprio come il nonno confronta continuamente passato e futuro. Ricorda le osterie di una volta che vendevano solo rosso e bianco, “adesso c’è il vino ai frutti di bosco, che una volta mio padre avrebbe detto «questo vino sa di frutti di bosco’ è andato a male!»”.

Proprio come il nonno ringrazia sincero quando dal pubblico un “nipote”” gli grida “ti vogliamo bene” o gli espone uno striscione a lui delicato. E risponde scherzosamente quando qualcuno esagera con qualche “sei bellissimo” o “ti amo”. Ed è modesto quando a chi gli grida sei grande risponde: “sono alto, è diverso”.

Proprio come il nonno spiega. Introduce ogni canzone con un aneddoto sul quando e come è stata scritta o con un breve riassunto sul significato.

Proprio come il nonno non riesce a controllare i nipoti che ad un certo punto euforici si alzano tutti in piedi e si accalcano sotto il palco alle prime note di “Bologna”.

Proprio come il nonno si ferma quando vede agitarsi i nipoti sotto perchè qualcuno si è sentito male.

E proprio testardo come il nonno, invece, continua imperterrito quando è lui a sentirsi male. Noi come i nipoti di fonte al nonno ammalato gli gridiamo di smetterla, di riposarsi: non fa niente, sei stato grandioso già cosi. E invece lui è una roccia e come il nonno fa finta di niente e minimizza: ” avrete notato che è andata via la voce”.  Deve finire il racconto ai suoi nipoti.

Come il nonno ci mette apprensione. Ascoltiamo la fine del concerto indecisi se non pensarci più e metterci a cantare o se essere preoccupati per il nonno lassù sul palco.

Tutto fila liscio. E’ stato solo un piccolo malore, in fondo nonno Guccini inizia ad avere una certa età. Però che paura. Vien voglia quasi di rimproverarlo: “non ti azzardare più a farci prendere uno spavento del genere, ti devi riposare”. Proprio come si fa coi nonni.

Però che nonno Guccini! Che canzoni! Che racconti! Che concerto!

Chi scrive è un “nipote” che per ascoltare i racconti del nonno ha fatto più di 1200 Km. Da Leonforte, una “piccola città, bastardo posto” in provincia di Enna, fino a Bologna, la “vecchia città dai fianchi un po’ molli”. E non è per nulla pentito.