Etichettato: de andrè

Destra-Sinistra. Basta!

È evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra

Questo verso di Gaber è da un po’ di tempo che fluttua silenzioso nei pensieri di molti e in queste settimane la verità del cantautore milanese si è fatta ancora più strada nelle concezioni di tante persone.

Prima le elezioni siciliane con il successo dei grillini, poi le elezioni statunitensi con la conferma di Obama.

Sempre più spesso, ormai, capita che ogni elezioni di ogni tipo è sempre un testa a testa. È chiaro, dunque, che se in linea di massima le idee politiche dovrebbero essere divise in Destra e Sinistra il mondo appare diviso pressoché

in modo equo. Se però è assodata l’esistenza di PD e Pdl in Italia o di Democratici e Repubblicani negli Stati Uniti, e quindi di partiti che si dichiarano di uno e dell’altro schieramento, cosa accade quando arrivano i grillini: sono di Destra o di Sinistra?

Qualcuno li ha paragonati alla prima Lega Nord, ma la Lega Nord nasce come partito di Destra o di Sinistra?

Bossi, per rispondere a questo accostamento, ha dichiarato che non hanno niente a che vedere con il Movimento 5 Stelle perché loro hanno sempre avuto un obbiettivo, che è quello dell’indipendenza della Padania, che Grillo non ha:

ma porsi come punto d’arrivo della propria politica la scissione dell’Italia e di Destra o di Sinistra?

In Sicilia, da una costola del Pdl (Miccichè & co.), è nato Grande Sud che, paragonandosi alla Lega, si è dato la definizione di “partito territoriale”: i partiti territoriali sono di Destra o di Sinistra?

Tutta questa confusione fa pensare che forse le vecchie e nobili divisioni fra Destra e Sinistra non esistano più e che Gaber aveva capito tutto quando cantava “tutti noi ce la prendiamo con la storia ma io dico che la colpa è nostra, è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”. Dopo la dura verità il Signor G partiva con un elenco quasi comico di cose insensatamente sinistroidi o destroidi:

Fare il bagno nella vasca è di destra,

far la doccia invece è di sinistra,

un pacchetto di Marlboro è di destra

di contrabbando è di sinistra

La sensazione è che l’essere di Destra o di Sinistra preceda l’avere questo o quel pensiero: sei di destra e quindi dato che il politico x di destra ha detto che l’Imu non va bene allora pensi che l’Imu non vada bene; sei di sinistra e quindi ti adegui al politico y di sinistra che sostiene di dover cambiare al più presto la legge elettorale.

Si sceglie prima se essere di Destra o di Sinistra e poi non ci si sforza di farsi una propria idea sulle questioni politico-sociali ma ci si adagia sul pensiero di altri. Che poi questi altri, i politici di alto rango, nemmeno hanno ben chiara la situazione: se l’avversario di turno dice A loro non prendono neppure in considerazione l’idea che A potrebbe essere una buona idea, ma si affrettano a dire B.

E cosi l’essere di Destra o di Sinistra si limita a cose banali: si è considerati di sinistra se si ascoltano cantautori come Guccini, De Andrè o lo stesso Gaber, si è considerati di destra se si ascolta Battisti o i Queen.

Tralasciando poi chi sceglie di essere di destra ma non è immune al fascino delle icone di sinistra: a chi scrive è capitato di trovarsi di fronte ad un “cheguevarista-fascista”, cosi si è definito!

In questo confuso mondo ideologico-politico è da apprezzare Grillo e i grillini per un semplice fatto: non si schiereranno ne con la Destra ne con la Sinistra. Dopo le elezioni siciliane, infatti, il candidato governatore Cancelleri ha affermato che in assemblea non faranno alleanze preventive con nessuno ma valuteranno proposta per proposta chi appoggiare e faranno le loro di proposte. Di certo una posizione logica: ci si fa una propria idea su una questione e poi si decide di dare manforte a chi la pensa ugualmente, sia esso di destra o di sinistra. Sarà poi la storia ad affibbiare a questa o quella ideologia l’appellativo di Destra, di Sinistra, di Sopra o di Sotto.

A ben pensarci nel momento in cui nacquero la Destra e la Sinistra fu soltanto per una questione di comodità, perché tutti coloro che la pensavano in un certo modo si disposero casualmente da uno o dall’altro lato. La distinzione Destra e Sinistra serve solo se “sottomessa” alle idee, al pensiero.

Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!

Canzoni da vivere: Il Testamento – Speciale Fabrizio De Andrè

Facile osannare Fabrizio De Andrè. Ancor più oggi che ricorre l’anniversario dalla morte.

Spesso chi vuole fare bella figura dice di ascoltare De Andrè. Sono numerosissimi i profili Facebook in cui alla voce “cantanti preferiti” figura proprio lui. Poi però i video postati sono sempre quelli: Bocca di rosa, Il pescatore o al massimo La canzone di Marinella o Don Raffaè. Nulla togliere a questi capolavori, ma De Andre di canzoni così ne ha scritte a bizzeffe.

Andiamo dunque “senza pretesa di dover strafare” (tanto per citare Il fannullone) a “viverne” una po’ meno sentita.

La canzone è Il Testamento tratta dal quarto 45 giri di De Andrè pubblicato nel 1963 ed in coppia con La ballata del Michè.

Il testo parla dei pensieri di un uomo che in punto di morte riflette appunto sulla morte, su se stesso e su “tutti gli artefici del girotondo intorno al letto di un moribondo“.

Il testamento tratta le principali tematiche della poetica di De Andrè e per questo è da considerarsi un vero e proprio concentrato della sua produzione.

Per comodità prendiamo in considerazione tre macro-tematiche presenti nel testo.

L’Ironia

L’ironia deandreiana è pungente, schietta, quasi pirandelliana e consiste semplicemente nel mettere in evidenza gli aspetti contraddittori della realtà spogliandola del tutta dal perbenismo e dall’ipocrisia.

In questa canzone l’ironia è già subito evidente dai primi versi:

Quando la morte mi chiamerà
forse qualcuno protesterà
dopo aver letto nel testamento
quel che gli lascio in eredità,
non maleditemi non serve a niente
tanto all’inferno ci sarò già

De Andrè scherza sui “protettori delle battone” che “rendono edotta la popolazione“; prende in giro una tale Bianca Maria “che se ne frega della decenza” e il suo eventuale futuro sposo “con tanti auguri per chi ci è caduto di conservarsi felice e cornuto“; premia il becchino il cui lavoro è spesso snobbato, “il suo lavoro a tutti non piace, non lo consideran tanto un bel gioco coprir di terra chi riposa in pace“, con una “vanga d’oro“; e si fa beffa di una “candida e vecchia contessa” che verrà a chiedergli i numeri del lotto, “non vedo l’ora di andar fra i dannati per riferirglieli tutti sbagliati“.

L’Amore

Non sono tantissime le canzoni di Fabrizio De Andrè che hanno come tema centrale l’amore, o almeno l’amore nell’accezione più comune del termine, ma quelle poche sono degne di nota (ricordiamo Amore che vieni, amore che vai) e trattano l’amore in modo tutt’altro che banale con testi ben lontani dal cliché cuore-amore.

I versi centrali de Il testamento sono un esempio memorabile di come esprimere in canzone il sentimento dell’amore verso l’amata, l’unica a cui la morte dell’uomo importi realmente qualcosa (“forse una lacrima forse una sola sulla mia tomba si spenderà, forse un sorriso forse uno solo al mio ricordo germoglierà”):

se dalla carne mia già corrosa 
dove il mio cuore ha battuto un tempo 
dovesse nascere un giorno una rosa 
la do alla donna che mi offrì il suo pianto 
per ogni palpito del suo cuore 
le rendo un petalo rosso d’amore 
per ogni palpito del suo cuore 
le rendo un petalo rosso d’amore 

a te che fosti la più contesa 
la cortigiana che non si dà a tutti 
ed ora all’angolo di quella chiesa 
offri le immagini ai belli ed ai brutti 
lascio le note di questa canzone 
canto il dolore della tua illusione 
a te che sei costretta per tirare avanti 
costretta a vendere Cristo e i santi 

La Morte

Il tema della morte è ampiamente trattato da De Andrè: il cantautore ad esso non ha solo dedicato innumerevoli canzoni, ma addirittura un intero album (Tutti morimmo a stento).

La ballata degli impiccati, La ballata del Michè, La ballata dell’amore cieco, La ballata dell’eroe, Morire per delle idee, Preghiera in gennaio, sono solo alcune della canzoni del Faber in cui si parla di morte. Tutte affrontano il tema da un angolazione diversa, tutte fanno diverse considerazioni, ma tutte esprimo in fondo quello che viene detto esplicitamente nell’ultima strofa de Il testamento:

cari fratelli dell’altra sponda 
cantammo in coro già sulla terra 
amammo tutti l’identica donna 
partimmo in mille per la stessa guerra 
questo ricordo non vi consoli 
quando si muore si muore si muore soli 
questo ricordo non vi consoli 
quando si muore si muore soli. 

 

 


Spettacolo PFM!

Niente falò in spiaggia, niente bagni di mezzanotte, niente discoteca. Notte di ferragosto anomala ma di un’anomalia che lascia il segno. Addentrandosi per le stradine dell’entroterra siciliano ci si avvicina a Giarratana, una piccola cittadina di circa tremila abitanti, conosciuta per le sue cipolle grandi poco meno di un’anguria. Girando per la via principale ci si imbatte in molte montagne di cipolle, ma già dal pomeriggio nell’aria non c’è solo il loro intenso odore, si respira l’aria dell’evento ed il motivo è subito chiaro quando poco dopo le 18:00 sul palco della piazza salgono tre signori con capelli più o meno bianchi a far le prove generali della serata: loro sono la PFM.
PFM, Premiata Forneria Marconi, la più grande rock band italiana, l’unica capace di far successo all’estero entrando in classifica persino in Inghilterra e negli Stati Uniti, di potare il suo progressive rock addirittura in Giappone. Poco importa se l’indomani quando ti chiederanno come hai passato il Ferragosto in molti avranno un’espressione interrogativa quando dirai di esser stato al concerto della PFM, ti basta l’espressione di quei pochi che invece avrebbero voluto esserci.
Tra prove e qualche fan attempato ma con lo spirito del ragazzino passa il pomeriggio. Il tempo di un panino con l’onnipresente cipolla e di nuovo tutti in piazza

Franz Di Coccio

Poco dopo le 21:30 Franz Di Cioccio, Franco Mussida e Patrick Djivas si presentano sul palco e dopo una breve presentazione inizia la prima parte del concerto. D’un tratto chi c’era torna al 1978, chi non c’era viene catapultato in quel mondo: un mondo fatto dalle parole di Fabrizio De Andrè e dal rock della PFM. La fascia rossa che Di Cioccio porta in testa mette subito in chiaro che lui non è De Andrè ma è più un Mick Jagger. E di Mick Jagger non ha solo la fascia: sul palco salta, balla, ammicca, interagisce col pubblico. Il risultato è un inizio di concerto strabiliante che unisce la carica di Volta la carta e Un Giudice all’intensità espressiva di Giugno ’73 e Amico fragile.

Alla voce di Di Cioccio si alterna quella di Mussida che continuando in un arduo paragone con i Rolling Stones, non è per niente Keith Richard: esteticamente parlando, in quanto a tecnica chitarristica non ha nulla da invidiare al più famoso collega.
Finita la prima parte del concerto la PFM si butta a capofitto sulla sua musica (da notare che nelle prove pomeridiane nessuna loro canzone è stata provata, cosa che evidentemente sta a testimoniare l’affiatamento del gruppo). Calano i cori alle canzoni da parte del pubblico, ma aumenta notevolmente la forza espressiva della band, non più col peso addosso di dover cantare i testi del cantautore genovese.

Franco Mussida

Di Cioccio sempre più Mick Jagger. Mussida alle prese con fantastici assoli. Dijvas fa tremare il palco con la voce del suo basso…e non solo (durante una sua pausa si vede gesticolare furioso dietro la batteria per qualche ignoto motivo).
Maestro della voce, La carrozza di Hans, È festa (Celebration) e altri successi della band coinvolgono tra il pubblico non solo chi già conosceva i brani ma anche tutti coloro che si imbattono per la prima volta in queste canzoni. Tutta la piazza di Giarratana salta quanto c’è da saltare, batte le mani a tempo se c’è da accompagnare, partecipa al coro “CE-LE-BRATION” organizzato da Di Cioccio.
Da ogni nota, da ogni pausa, da ogni piccolo particolare si intuisce che questo non è un concerto come tutti gli altri, aveva ragione Franz di Cioccio quando all’inizio ha detto di voler “giocare con le vostre orecchie” ed ancora più azzeccata è l’espressione “rock immaginifico”, ovvero un rock che vive di sensazioni e di immaginazioni.
A portare alla normalità il concerto è la solita finta uscita dal palco da parte di tutti i musicisti. Quanto capiranno gli artisti che ormai non ci crede più nessuno a questa farsa?
Dopo qualche “Fuori!” ecco che ritornano tutti sul palco. Si ritorna a De Andrè con l’immancabile Il pescatore e subito dopo è la volta di Impressioni di settembre, il grande successo della PFM.

Patrick Djivas

Dopo le presentazioni e i saluti la piazza si svuota, Franz, Franco e Patrick vanno a rifugiarsi in un edificio dietro il palco e qualche fan rimane ad aspettarli per fare una foto o ricevere un autografo.
Alla fine rimane un solo rimpianto: quello di veder suonare la PFM, Premiata Forneria Marconi, la più grande rock band italiana, l’unica capace di far successo all’estero entrando in classifica persino in Inghilterra e negli Stati Uniti, di potare il suo progressive rock addirittura in Giappone, in una piccola piazza di un piccolo pesino sperduto al centro della Sicilia.
Se il paragone con i Rolling Stones risulta essere azzardato (per il tipo di musica sono più vicini ai Pink Floyd) non è di certo azzardato pensare ad una PFM con il pubblico, il successo e le vendite dei Rolling Stones: considerando poi che a differenza di Jagger e compagni loro hanno la fortuna di cantare anche i testi di De Andrè.

Le chiamavano Bocche di Rosa

da OBIETTIVO Affari&Notizie, GIUGNO 2011

Passando per lo svincolo autostradale di Mulinello, parafrasando De Andrè, “tutti si accorgono con uno sguardo che non si tratta di due missionarie”. Ma se Bocca di Rosa “lo faceva per passione”, non c’è alcun dubbio che le due ragazze che da qualche settimana stazionano nei pressi dello svincolo di Mulinello fanno parte, nella classificazione del cantautore genovese, di coloro che “l’amore” se lo “scelgono per professione” (anche se in questo caso di scelta non si può certamente parlare).

Spesso nei giornali locali leggiamo di arresti per spaccio di sostanze stupefacenti; capita frequentemente di assistere a liti furiose davanti ai locali più affollati, magari dovute a qualche bicchiere di troppo; a volte ci scappa pure il morto con qualche omicidio. Ma da qualche tempo il catalogo dei possibili reati a Leonforte e dintorni si arricchisce di un nuovo “servizio”: la prostituzione.

Viene da chiedersi: perché proprio adesso? Magari la mentalità chiusa di cui spesso veniamo accusati ha fatto da scudo fin’ora all’avvento di tante “bocca di rosa” o magari il parlar così tanto di escort, e sentirle accostate a nomi cosi importanti dello scenario nazionale, ha fatto pensare che non è poi cosi grave, ogni tanto, “conoscerne” qualcuna. Fatto sta che “una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale” e il fenomeno non ha impiegato molto a diffondersi, tanto da portare le forze dell’ordine ed appostarsi e fotografare le auto che si accostavano con le due ragazze (chissà, forse per chiedere un’indicazione stradale!).

Non sappiamo se l’arrivo a casa di una multa provocherà “l’ira funesta delle cagnette” a cui è stato “sottratto l’osso”, di certo consigliamo alle ragazze di ascoltare la canzone di De Andrè che le istruirà, in quanto presumibilmente extracomunitarie, su usi e costumi della società italiana: capiranno cosi di non potersi fidare delle “comari di un paesino” che “non brillano certo in iniziativa” e che “spesso gli sbirri e i carabinieri al proprio dovere vengono meno, ma non quando sono in alta uniforme”.

Speriamo però che alla stazione di Pirato non ci sia nessuno “con gli occhi rossi e cappello in mano” e che non si sfoggi nessun “cartello giallo con una scritta nera”. Auguriamo infine alle due ragazze di trovare “alla stazione successiva molta più gente di quando partiva (no)” ma preferibilmente nessuno che si “prenoti per due ore”.