Etichettato: canzone di marinella

Canzoni da vivere: Il Testamento – Speciale Fabrizio De Andrè

Facile osannare Fabrizio De Andrè. Ancor più oggi che ricorre l’anniversario dalla morte.

Spesso chi vuole fare bella figura dice di ascoltare De Andrè. Sono numerosissimi i profili Facebook in cui alla voce “cantanti preferiti” figura proprio lui. Poi però i video postati sono sempre quelli: Bocca di rosa, Il pescatore o al massimo La canzone di Marinella o Don Raffaè. Nulla togliere a questi capolavori, ma De Andre di canzoni così ne ha scritte a bizzeffe.

Andiamo dunque “senza pretesa di dover strafare” (tanto per citare Il fannullone) a “viverne” una po’ meno sentita.

La canzone è Il Testamento tratta dal quarto 45 giri di De Andrè pubblicato nel 1963 ed in coppia con La ballata del Michè.

Il testo parla dei pensieri di un uomo che in punto di morte riflette appunto sulla morte, su se stesso e su “tutti gli artefici del girotondo intorno al letto di un moribondo“.

Il testamento tratta le principali tematiche della poetica di De Andrè e per questo è da considerarsi un vero e proprio concentrato della sua produzione.

Per comodità prendiamo in considerazione tre macro-tematiche presenti nel testo.

L’Ironia

L’ironia deandreiana è pungente, schietta, quasi pirandelliana e consiste semplicemente nel mettere in evidenza gli aspetti contraddittori della realtà spogliandola del tutta dal perbenismo e dall’ipocrisia.

In questa canzone l’ironia è già subito evidente dai primi versi:

Quando la morte mi chiamerà
forse qualcuno protesterà
dopo aver letto nel testamento
quel che gli lascio in eredità,
non maleditemi non serve a niente
tanto all’inferno ci sarò già

De Andrè scherza sui “protettori delle battone” che “rendono edotta la popolazione“; prende in giro una tale Bianca Maria “che se ne frega della decenza” e il suo eventuale futuro sposo “con tanti auguri per chi ci è caduto di conservarsi felice e cornuto“; premia il becchino il cui lavoro è spesso snobbato, “il suo lavoro a tutti non piace, non lo consideran tanto un bel gioco coprir di terra chi riposa in pace“, con una “vanga d’oro“; e si fa beffa di una “candida e vecchia contessa” che verrà a chiedergli i numeri del lotto, “non vedo l’ora di andar fra i dannati per riferirglieli tutti sbagliati“.

L’Amore

Non sono tantissime le canzoni di Fabrizio De Andrè che hanno come tema centrale l’amore, o almeno l’amore nell’accezione più comune del termine, ma quelle poche sono degne di nota (ricordiamo Amore che vieni, amore che vai) e trattano l’amore in modo tutt’altro che banale con testi ben lontani dal cliché cuore-amore.

I versi centrali de Il testamento sono un esempio memorabile di come esprimere in canzone il sentimento dell’amore verso l’amata, l’unica a cui la morte dell’uomo importi realmente qualcosa (“forse una lacrima forse una sola sulla mia tomba si spenderà, forse un sorriso forse uno solo al mio ricordo germoglierà”):

se dalla carne mia già corrosa 
dove il mio cuore ha battuto un tempo 
dovesse nascere un giorno una rosa 
la do alla donna che mi offrì il suo pianto 
per ogni palpito del suo cuore 
le rendo un petalo rosso d’amore 
per ogni palpito del suo cuore 
le rendo un petalo rosso d’amore 

a te che fosti la più contesa 
la cortigiana che non si dà a tutti 
ed ora all’angolo di quella chiesa 
offri le immagini ai belli ed ai brutti 
lascio le note di questa canzone 
canto il dolore della tua illusione 
a te che sei costretta per tirare avanti 
costretta a vendere Cristo e i santi 

La Morte

Il tema della morte è ampiamente trattato da De Andrè: il cantautore ad esso non ha solo dedicato innumerevoli canzoni, ma addirittura un intero album (Tutti morimmo a stento).

La ballata degli impiccati, La ballata del Michè, La ballata dell’amore cieco, La ballata dell’eroe, Morire per delle idee, Preghiera in gennaio, sono solo alcune della canzoni del Faber in cui si parla di morte. Tutte affrontano il tema da un angolazione diversa, tutte fanno diverse considerazioni, ma tutte esprimo in fondo quello che viene detto esplicitamente nell’ultima strofa de Il testamento:

cari fratelli dell’altra sponda 
cantammo in coro già sulla terra 
amammo tutti l’identica donna 
partimmo in mille per la stessa guerra 
questo ricordo non vi consoli 
quando si muore si muore si muore soli 
questo ricordo non vi consoli 
quando si muore si muore soli. 

 

 


Annunci