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Re-post – 9 Ottobre, di certo non un giorno come gli altri

Da beatlessiano (si scrive cosi?) e soprattutto da lennoniano (questa l’avrò inventata io!) oggi non si può non dire qualcosa. Ma qualcosa l’ho detta anche l’anno scorso e quindi ripropongo quella e magari più tardi posterò un “Canzoni da vivere” a tema.

Ricordo che se piacciono i Beatles piacciono gli anni ’60 e l’area che in quegli anni si respirava. Se piacciono gli anni ’60 oltre che di John Lennon si è obbligati a parlare pure di Che Guevara. Da questa considerazione è nato il post dell’anno scorso.

Eccolo.

9 Ottobre, di certo non un giorno come gli altri.

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Canzoni da vivere: While my guitar gently weeps

Un’altra canzone da vivere, da immergersi, da piangere…dolcemente.

While my guitar gently weeps è da mettere nei primi posti in un’ipotetica classifica delle più belle canzoni dei Bealtes e non c’è da stupirsi se a scriverla non è stato né John Lennon né Paul McCrtney ma George Harrison, che se è stato nettamente inferiore ai due illustri compagni d’avventura per prolificità, si può accostare certamente a loro per la qualità di molte sue canzoni: oltre a While my guitar gently weeps Harrison regala alla storia della musica anche brani come Something e Here comes the sun.

John e Paul avevano da subito capito la portata del brano e forse per gelosia, forse per orgoglio personale poco hanno collaborato nelle prime registrazioni del pezzo. George, dal canto suo, non si rassegnava all’idea di abbandonare il pezzo alla superficialità delle prime versioni e, per la prima volta nella storia della band, invita un musicista esterno a partecipare all’incisione. Chiama a collaborare niente meno che Eric Clapton, chitarrista nettamente superiore rispetto ai Fab Four. L’idea risultò vincente e la presenza di Clapton non solo arricchì il pezzo con uno degli assoli di chitarra più celebri di sempre ma portò gli altri componenti del gruppo a “suonare da dio” come poi lo stesso Harrison ammise.

Il brano nasce in seguito all’avvicinamento di George alla cultura orientale e il titolo fu ispirato dall’espressione, trovata casualmente in un libro, “gently weeps” (“piange dolcemente”). Nel testo è espresso tutto il malessere dell’autore che si accorge del cambiamento del mondo, “I look at the world and I notice it’s turning”, un cambiamento visto però in modo negativo, non inteso come crescita ma come “turning”, inversione (“turning “ qui potrebbe significare pure “girare” e la frase starebbe a indicare il trascorrere inesorabile del tempo: in alcuni versi contenuti nella versione dell’Antology 3 Harrison dice “non far altro che invecchiare”).

Ma il fulcro della canzone sta tutto nel verso da cui prende il titolo “while my guitar gently weeps” e nell’assolo di Clapton che altro non fa che ribadire il concetto facendoci ascoltare realmente il pianto della chitarra.

Qualcuno ha visto nel brano un’allusione alla situazione che Harrison viveva all’interno della band, costretto a vivere all’ombra dei più talentuosi colleghi Lennon-.McCartney e perfino di Ringo Starr che per via della simpatia e de buffo nome ha da sempre attirato maggiore attenzione di George. Proprio con While my guitar gently weeps si conclude però la rincorsa del chitarrista che si conferma autore e cantante apprezzato da critica e pubblico.

La canzone col tempo è divenuta un classico per qualsiasi chitarrista che vuole avvicinarsi al blues (è stata inserita al settimo posto delle 100 migliori canzoni per chitarra secondo Rolling Stone) e fra i tanti apprezzamenti ha ricevuto anche quello palesemente scorretto di Ringo Starr che inspiegabilmente la definisce “una delle più belle canzoni d’amore di tutti i tempi”.

I look at you all                                                                 Vi guardo tutti

see the love there that’s sleeping                               vedo l’amore lì che sta riposando

while my guitar gently weeps                                    mentre la mia chitarra piange dolcemente

questa l’esecuzione live del brano durante il concerto per il Bangladesh (1971)