Categoria: Se fosse…

Se Francesco Guccini fosse giovane oggi

A volte da strani pensieri nascono strane conclusioni. Altre volte nasce un post. Oggi è nato questo “Se fosse…” che forse diventerà una rubrica o forse no,  ma che comunque aveva bisogno di questa piccola presentazione. La strana idea è: e se Francesco Guccini fosse giovane oggi? per giovane intendo nato a fine anni ’80 (o magari inizio ’90)in modo tale da vivere oggi i vent’anni e vedere all’orizzonte i trenta. Ecco cosa ne è uscito fuori

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La scelta di Francesco Guccini è solo apparentemente casuale. In questi giorni si parla di lui data l’imminente uscita di quello che sembra essere il suo ultimo album e in più Guccini può rappresentare il prototipo dei giovani italiani della sua epoca. Non storcete il naso! Rappresenta l’eccellenza di quegli anni nei quali non tutti i giovani passavano il tempo a “far canzoni e bere vino”. La storia, però, spesso generalizza e così come oggi immaginiamo tutti i giovani medievali intenti a pregare e torturarsi con cilicio, tutti i ventenni risorgimentali a organizzare segretamente rivolte, domani i giovani del duemila verranno sicuramente pensati col ciuffo emo e intendi ad ascoltare musica house (ahinoi!). I giovani della generazione di Guccini, invece, li pensiamo con l’eskimo, la barba lunga e pronti a protestare contro il sistema in ogni modo possibile (chi con la musica, chi con i “dieci, cento mille”, chi purtroppo con la violenza). Li immaginiamo Francesco Guccini.

Proprio per questo suo essere dentro il tempo storico in cui è vissuto, unito alla sua innata predisposizione a giocare con le parole e la musica avrebbero fatto di Guccini un rapper, con i jeans larghi e portati sotto il sedere, il cappello con la visiera larga, felpe enormi e pronto a partecipare a quegli scontri a fra rapper e, sicuramente, a stracciare gli avversari.

Se quache gucciniano vecchio stile sta già chiudendo intignato è giusto ricordare che è lo stesso Guccini che più di una volta ha giudicato “interessante” il rap. È lui stesso che canta

 

bisogna saper scegliere in tempo,

non arrivarci per contrarietà:

tu giri adesso con le tette al vento

io ci giravo già vent’anni fa.

A ben vedere un Guccini rapper non sarebbe poi tanto diverso dall’originale (con le dovute differenze epocali). L’influenza della cultura americana sarebbe stata la stessa: il Guccini originale leggeva gli scrittori della beat generation e ascoltava Bob Dylan; il Guccini del duemila avrebbe seguito le gesta dei rapper statunitensi (l’assenza di nomi è solo dovuta all’ignoranza in materia).

La propensione alla compagnia e alla goliardia non sarebbe cambiata. Il vero Guccini girava per le osterie con la chitarra e sfidava il giovane Roberto Benigni al Club Tengo a colpi di ottavine toscane. Il “nuovo” Guccini  sarebbe andato in giro per le strade a sfidare un “nuovo” Roberto Benigni mentre un “nuovo” Juan Carlos Biondini l’avrebbe accompagnato mimando la batteria con le mani vicine alla bocca.

Il Guccini anni ’60 e ’70 beveva vino, quello “attuale” avrebbe bevuto coca-cola o redbull: anche se suonerebbe davvero male “io solo qui alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di redbull”; o magari “…che danno quell’ipocondria ben nota, poi…la lattina è vuota”.

Una cosa è certa: Guccini sarebbe stato un grande rapper e questo a prescindere che il rap piaccia o meno.

Si sarebbe allontanato da tutti quei rapper con precedenti penali pieni di tatuaggi che alzano gratuitamente il dito medio contro tutto e tutti, come si è allontanato dalle star della sua epoca solo sesso droga & rock’n’roll.

È un po’ triste e meno romantico pensare che L’Ultima Thule non sarebbe stato registrato in un mulino ma magari in un garage. Ma sarebbe meno triste sapere che dopo questo ci sarebbero stati altri album.

Che poi l’avremmo chiamato “Fratellone” invece di “Maestrone” è solo un piccolo dettaglio.

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