Categoria: Calcio

Caro australiano…

…ti scrivo, così mi distraggo un po’.

E siccome sei molto lontano,

più forte ti scriverò.

Volevo dirti che sono invidioso, invidioso del fatto che Alessandro Del Piero giochi in Australia. Sono invidioso di te, ma sono anche un po’ arrabbiato con chi Del Piero non lo ha voluto più in Italia e poi è andato a cercare un top-player, che non ha trovato. Peccato, perchè a parte Del Piero quelli avevano azzeccato quasi tutto.

Ora però Del Piero è là, quindi volevo darti delle dritte.

Ho visto che lo hai accolto bene. Bravo! Bella accoglienza all’aeroporto. Ottima campagna pubblicitaria sul suo arrivo: ma qui ne hai guadagnato più tu che lui, sai qui in Italia Mediaset Premium fa vedere le partite del Sidney (chi lo conosceva prima il Sidney!).

Mi piace perfino la maglia del Sidney. Anche se a mio parere Del Piero con colori diversi dal bianco e dal nero non si può guardare. Però, quell’azzurro…in effetti anche con l’azzurro ha fatto qualcosina.

Devo dire quindi che ci hai saputo fare fin ora con Del Piero.

Ma su una cosa devo bacchettarti.

Sai, Del Piero non è più un ragazzino e potrai godertelo solo per un anno o due. Non potrai godere dal vivo di un Del Piero che salta gli avversari in velocità. Un gol “incosciente” come quello alla Fiorentina magari da te non lo farà. Ma i campioni sono tali perché sanno per primi le loro capacità e sanno sfruttarle al meglio. Del Piero in Australia proteggerà palla nascondendola con eleganza agli avversari, salterà un uomo con una finta e cercherà il tiro, pennellerà assist per i compagni e farà mille altre cose che i tifosi juventini hanno visto fare nelle poche presenze dell’anno scorso: magari si inventerà un gol “furbo” come quello alla Lazio e vi porterà verso il titolo.

Ma tu australiano, tifoso del Sidney, giocatore del Sidney, non sprecare le occasioni. Approfitta di Del Piero. Ho saputo che il Sidney era la squadra più forte del campionato già senza Del Piero. Perciò, quando Alex disegna una punizione come quella di stamattina, vinci le partite!

Ne vedrai tante di punizioni vincenti, di tiri imprendibili per il portiere, di difensori messi a sedere. Ne vedrai tante di linguacce. Quindi, fa il bravo e ascolta uno che sa quello che può dare Del Piero e sa pure, da tifoso, come ricambiare.

Buon divertimento australiano.

Saluti e baci dalla Serie A

                                                                                                                     FIRMATO

   Italiano, juventino

 

 

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Juve 110

Ad inizio stagione Conte ripeteva sempre: “Stiamo studiando da grande squadra”. Oggi possiamo dire chela Juventussi è laureata con 110 e ieri (con la sconfitta in finale di Coppa Italia) si è giocata la lode.

La finale persa col Napoli non scalfisce affatto la stagione bianconera in termini di valutazione. La stagione è straordinaria, sarebbe stata perfetta.La Juve2011/2012 passerà alla storia per aver subito l’unica sconfitta stagionale proprio all’ultima partita, sarebbe stataLa SquadraImbattibile.

Per ultimo, non per importanza ma solo perché il calcio è un gioco di squadra, non è riuscita a fare l’ultimo regalo al suo capitano Alex Del Piero.

Guai ora a dire chela CoppaItaliaè una coppetta da niente, andatelo a dire a Conte e Del Piero. Una sconfitta è sempre una sconfitta, ma forse con un po’ di raziocinio si può pensare che la caduta di ieri sera non faccia poi cosi male alla Juve del futuro. I bianconeri chiudono contenti per la stagione, consapevoli della loro forza, ma con quel poco di amaro in bocca che si fara sentire il prossimo anno (e, chissà, magari anche agli Europei).

La sconfitta dice chiaramente chela Juventuspuò, deve e vuole migliorare. Sia nella rosa che nella mentalità: i fattori che hanno portato al risultato di ieri sono gli stessi che hanno fatto arrivare tanti pareggi durante l’anno.

Una cosa pero è certa. A tre mesi dall’inizio del campionato, l’1 dicembre 2011, scrivevo questo per il blog  Troppo Arrapato di Juventus. Era chiaro (o quasi) che tutto era finito ma alla fine le domande erano: ” È tutto finito, ma quando tutto ricomincerà? Quando la Juve prima non desterà sorpresa? Quando un pareggio col Napoli resterà semplicemente un pareggio col Napoli? Quando la botta presa da Pirlo in allenamento non farà più notizia? Quando un giocatore in trattativa con la Juventus firmerà subito sul contratto senza aspettare che prima un’altra grande faccia un’offerta? Quando non si considererà più un vantaggio giocare una volta a settimana? Quando verranno rispolverate le bandiere?”.

Oggi abbiamo la risposta. Tutto è appena ricominciato!

Inferno-Paradiso solo andata in sei anni

C’era una volta una squadra fortissima, a detta di molti la più forte al mondo. Non l’aveva ancora dimostrato, perché dominava in Italia ma non era ancora riuscita a dominare l’Europa, ma in tanti pensano che l’avrebbe presto fatto.

Poi tutto si è inceppato. Un sistema marcio ha trovato del marcio in un campionato marcio e ha deciso di punire chi marcio lo era pure ma era anche più forte. Non che sia sbagliato togliere il marcio, ma è giusto togliere solo e tutto il marcio.

Se hai del formaggio ottimo con della muffa in superficie, basta togliere la muffa e l’interno rimane ottimo. Non c’è bisogno di buttare tutto il formaggio.

Di quella squadra non sono stati puniti però solo i colpevoli. No. È stata del tutto cancellata. La domanda è: se in una “squadra” formata da decine di giocatori, numerosi dirigenti e milioni di tifosi si individuano due colpevoli (che poi si è scoperto non essere poi cosi più colpevoli di tanti altri rimasti impuniti), ha senso condannare tutta la squadra? Se un Moggi chiama il designatore dell’arbitro perché deve essere penalizzata la carriera di un Chiellini cha magari ad oggi avrebbe vinto già decine di trofei?

Succede quindi che quella squadra viene smantellata. Il calcio mondiale cambia faccia. L’Inter domina per anni il campionato italiano (avrebbe dominato cosi facilmente?). Il Barcellona domina in Europa (avrebbe trovato un avversario difficile da battere?). E quella che era la squadra più forte vive anni difficili.

Dopo il calvario della B si toglie qualche piccola soddisfazione nelle due stagioni successive grazie alle ultime energie di alcuni campioni che hanno deciso di rimanere.

Poi il declino però diventa inevitabile. Bisogna guardare al futuro e non più al passato.

Costruire una squadra vincente non è di certo facile, si va a tentativi.

Si prova la via dei giocatori brasiliani e del tecnico alle prime armi. Primo tentativo fallito.

Si tenta la rivoluzione puntando su tanti giocatori emergenti e un tecnico d’esperienza. Secondo tentativo fallito.

Alla fine, come sempre accade, la giusta soluzione sta nel mezzo. Mix di giocatori esperti e promesse più un tecnico giovane con la giusta esperienza. Cosi è natala Juvedi Trapattoni, il Milan di Sacchi, il Milan di Capello ela Juvedi Lippi. E cosi è nata la Juve di Conte.

Ora si ricomincia. Gli juventini si sono riappropriati del tricolore sulla maglia. Diciamoci la verità, ogni juventino sente proprio lo scudetto ed è un po’ geloso di vederlo gironzolare su maglie che non siano bianconere.

Ma ormai è storia vecchia. Tutto si è azzerato. Ora si ricomincia a giocare solo a calcio. Anche le sconfitte da oggi avranno un sapore diverso.

Perchéla Juventusè tornata.

Dove è stata?

In viaggio. Qualcuno sei anni fa l’ha buttata giù all’Inferno ed è stata in viaggio per tornare in Paradiso. In cinque alla guida. Del Piero, Buffon, Nedved, Trezeguet e Camoranesi. In due hanno dato tutto ma non ce l’hanno fatta ad arrivare alla fine. Uno, quando la macchina si stava inceppando, si è messo a spingere da dietro. Gli altri due sono arrivati al traguardo.

Champions di tutti ma per pochi

Non c’è nessun dubbio sul fatto che quest’anno il livello medio della Champions League si sia notevolmente abbassato. Ma se tale considerazione è nettamente evidente prendendo in esame questa edizione bisogna però precisare che è figlia di un processo iniziato da diversi anni, da quando Michel Patini presiede l’Uefa.

Il livellamento verso il basso della massima competizione europea è una controindicazione della politica portata avanti dal presidente francese: in Champions, negli ultimi anni, sono entrati diversi club di paesi che in passato avevano poco a che fare con il calcio che conta. E forse è figlia anche del ranking Uefa che decide il numero di squadre per nazione cha hanno il diritto di partecipare alla competizione (e questo è detto a prescindere dal fatto chela SeriaAabbia perso una squadra, le cui cause sono da ricercare in altri motivi storici).

L’apertura di Platini a paesi calcisticamente minori ha portato però paradossalmente a una Champions League più vera, o che rispetta meglio i valori cosiddetti “sulla carta”. Siamo sicuri che l’Uefa di Platini vada a vantaggio delle squadre più deboli?

Basta guardare le prossime semifinali per rendersi conto che non è così. Su quattro squadre due sono indiscutibilmente le più forti d’Europa e del mondo (Barcellona e Real Madrid) una si è rivelata per risultati la terza potenza continentale della stagione (Bayern Monaco, nonostante le attuali difficoltà in campionato) e un’altra (Chelsea) magari non è proprio il quarto club europeo, ma vanta una rosa e un’esperienza continentale invidiabile.

Andando a guardare indietro, dai gironi fino ai quarti, si nota poi che le sorprese di quest’anno sono davvero poche, forse due: l’eliminazione del Manchester Utd (che in linea teorica avrebbe potuto/dovuto essere al posto del Chelsea) e Apoel Nicosia (la classica squadra rivelazione). E inoltre non è stato difficile imbattersi in risultati clamorosi, perfino negli scontri a eliminazione diretta (7-0, 7-1, ecc).

Negli anni passati non era cosi raro trovare delle squadre inaspettate in semifinale o perfino in finale: sembra d’altri tempi Monaco-Porto del 2004. Ed era più probabile che le squadre apparentemente migliori venissero eliminate anzitempo:la Juventusdi Capello, tanto per citarne una.

Una Champions League aperta a tutti ma a portata di pochi. E soprattutto una Champions più facile.

Viene il dubbio che ad essere penalizzate sono le squadre di medio livello, quelle a cui l’impresa poteva riuscire. Tornando a quest’anno, ci sono sempre meno Napoli e sempre più Apoel Nicosia o Barcellona.

Giusto o sbagliato?

Il cielo è azzurro sopra Berlino

Gli occhi incollati allo schermo. Fissi per non perdersi nessun piccolo dettaglio, nessuna piccola espressione di nessun piccolo individuo di quella grande massa azzurra su sfondo verde.

E’ stato un vai e vieni di sensazioni prima positive, poi negative, poi ancora positive. Ora c’è solo tensione. Arrivati fin qui il traguardo da sempre sognato è ad un passo. Non sarebbe potuta andare in modo migliore. La fortuna è stata dalla nostra parte quando è servito. Ci siamo fatti trovare pronti nei momenti più delicati. E per l’atto finale ci sono di nuovo loro.

No. Non può finire di nuovo in quel modo. Noi ce lo meritiamo di più. Ce lo meritiamo per quello che si è visto nell’ultimo mese. Ma soprattutto ce lo meritiamo per tutto quello che è successo al di fuori. Dopo tutto quello che abbiamo e che hanno vissuto sarebbe il finale ideale per fare di tutto questo una splendida storia da raccontare fra cinquant’anni ai nostri nipoti.

No. Non vogliamo un’altra volta la beffa finale. Non di nuovo contro di loro. Non di nuovo sul più bello.

E’ partito. La sua sarebbe una storia nella storia. La favola del singolo che andrebbe a condire la favola del gruppo.

Tutti fermi.

Per un attimo il tempo sembra bloccarsi.

Poi all’improvviso parte il pallone e va a finire dritto in fondo alla rete alle spalle di quell’uomo pelato che c’era anche l’altra volta, e l’altra volta ancora.

Tutto è finito. Esplode l’emozione. La grande massa azzurra su sfondo verde prende vita e muove in avanti ad inglobare il singolo che ha chiuso i conti.

Tutto quello che prima era stasi adesso è movimento. Tutto il silenzio ora è rumore. La tensione gioia. La paura liberazione.

“E’ finita. E’ finita. E’ finita. E’ finita. Il cielo è azzurro sopra Berlino. Siamo Campioni del Mondo”. Cosi Marco Civoli commenta questi momenti.

Benvenuti e arrivederci!

La stagione calcistica europea si è conclusa. Tracciamo un bilancio di chi si è distinto, nel bene o nel male, nei principali tornei continentali. Diamo un benvenuto a chi è entrato nel grande calcio e ci rimarrà per lungo tempo e un arrivederci a chi ha deluso e lavora per ritornare grande.

Benvenuto a Cavani, dimostratosi uno degli attaccanti più completi al mondo. Benvenuto (o bentornato) al Napoli che con qualche acquisto azzeccato può davvero avviare un futuro ad alti livelli. Benvenuto a Sanchez, che con una maglia diversa farà rivedere la stessa classe ammirata a Udine. Benvenuto a Boateng destinato a diventare una colonna del Milan di Allegri; Benvenuto al Krasic di inizio stagione, che dopo un’estate a riposo e grazie al gioco di Conte può confermarsi una macchina da cross. Benvenuto a Bale che ci mostrerà altre cavalcate sulla fascia sinistra. Benvenuto al Manchester City che a suon di milioni arriverà al livello delle più blasonate. Benvenuto a Marcelo, sempre più il nuovo Roberto Carlos. Benvenuto a Villas Boas che verrà ricordato per le sue vittorie e non per essere stato l’allievo di Mourino. Benvenuti a Fernando, Hulk e Rolando, che rinforzeranno le potenti d’Europa e riempiranno le casse del Porto.

Arrivederci alla Juventus che cercherà di non sprecare altri milioni. Arrivederci alla Sampdoria passata dalle stelle della Champions alle stalle della Serie B. Arrivederci al Deportivola Corunache fino a un decennio fa contendeva il titolo spagnolo al Real Madrid. Arrivederci al Liverpool che ha subito l’avanzata di Tottenham e City.

Infine un bentornato ad Abidal: lui che alzala Champions League è l’immagine più bella di tutta la stagione calcistica.

Mou, porquè?

La lunga sfida fra Real e Barcellona si è conclusa sicuramente a favore dei blaugrana. A discapito di un risultato che sembra essere in perfetta parità, due pareggi e due vittorie a testa, la squadra catalana ha dimostrato di essere nettamente superiore alla compagine di Mourinho.

Per prima cosa i catalani si sono aggiudicati la finale di Champions League che sia economicamente che per un semplice fattore di prestigio è superiore alla Coppa del Re conquistata dai madrileni, secondo il pareggio ottenuto in campionato va chiaramente a favore del Barća che si trova avanti in classifica.

Ma la superiorità della squadra di Guardiola si è notata soprattutto nella gestione di tutti e quattro i match, sia sul piano puramente tecnico-tattico, sia dal punto di vista psicologico. Mourinho, infatti, forte della vittoria dell’anno scorso alla guida dell’Inter e scottato dal pesante 5-0 della partita d’andata della Liga, ha preparato la gara proprio come meglio sa fare.

Ha inventato l’immancabile polemica, stavolta ha preso di mira la lunghezza dell’erba del campo di gioco, e mentre tutti erano col righello a misurare il prato lui faceva vedere e rivedere ai suoi ragazzi Inter-Barcellona della passata stagione, studiandola nei minimi particolari per ripetere l’impresa e arrivare ancora alla finale. E per poco non ci riusciva, perché se il pareggio in campionato è stata la prova generale, la seconda partita se l’è aggiudicata lui e la terza, l’andata della semifinale, stava andando come previsto fino all’espulsione di Pepe, quando il Barcellona ha trovato più spazi e ha scatenato il talento dei suoi uomini. L’ultimo incontro è una storia a se, ormai, fallita la tattica di Mou, nessuno in casa Real era veramente convinto di poter ribaltare il risultato.

Ma dove sta quindi l’errore di Mourinho? Il fulcro della questione è che il Real Madrid non è l’Inter del triplete e non può quindi giocare nello stesso modo. L’Inter del portoghese poteva contare su una difesa pressoché imbattibile specialmente se attendeva gli avversari nella propria metà campo, con uomini forti sia fisicamente che tecnicamente (uno su tutti Lucio) capaci sia di marcare nell’uno contro uno che di giocare d’anticipo. Una volta recuperata la palla aveva a disposizione giocatori che in velocità e con pochi passaggi arrivavano in porta: gente come Maicon partiva dalla linea difensiva ed effettuava lunghe cavalcate che spesso creavano la superiorità numerica, Eto’o in avanti saltava con facilità l’avversario, Sneijder al centro era sempre pronto per un eventuale tiro da lontano e Milito in avanti si è confermato un cecchino d’aria di rigore e al momento opportuno sapeva benissimo tenere palla per gli arrivi larghi di Eto’o, Pandev o Maicon, o per le incursioni centrali di Sneijder, Stancovic o Thiago Motta.

Il Real Madrid invece dispone di giocatori del tutto diversi. A centrocampo, escluso Diarra, ha pochi uomini in grado di aspettare gli attacchi avversari, tanto che lo Special si è dovuto inventare Pepe mediano (e con ottimi risultati), e se magari dietro avrebbe potuto riproporre la stessa tattica interista grazie alle capacità dei suoi difensori (Sergio Ramos per la fase difensiva o Marcelo, il Maicon madrileno, per le ripartenze), davanti il Real ha caratteristiche totalmente diverse dei nerazzurri. Se Xabi Alonso o Cristiano Ronaldo potrebbero essere degli ottimi contropiedisti, altrettanto non si può dire di Higuain o Benzema. L’unico forse che avrebbe potuto interpretare al meglio il ruolo di Milito è Adebayor ma Mourinho lo ha inserito solo a partita iniziata (nell’andata della semifinale che è stata la gara principale delle quattro). Il Real, quindi, non è l’Inter e anzi è molto più vicino al Barcellona. Se, infatti, fin dall’inizio, Mister Porque avrebbe impostato il gioco della sua squadra basandosi più sul fraseggio e sull’uno-due dei suoi uomini d’attacco avrebbe forse raggiunto risultati migliori. Non è un caso che durante la partita di ritorno delle semifinali, paradossalmente il Real ha disputato forse la migliore partita delle quattro: ha rischiato qualcosa dietro ma è andato a segno due volte (compreso il goal annullato a Higuain). Giocando in questo modo avrebbe sicuramente creato più problemi al Barća e avrebbe magari sfruttato la maggiore forza fisica dei suoi uomini: tecnicamente le squadre si equivalgono (Ronaldo vale Messi cosi come Alonso vale Xavi, o Di Maria Villa, Sergio Ramos Puyol, Marcelo Dani Alves, ecc ecc) e al gioco corale dei catalani le merengues avrebbero potuto opporre la superiorità fisica.

Ma tutto, si sa, è relativo e se all’andata di Champions al Bernabeu Pepe si fosse risparmiato il fallo da espulsione, magari il Real sarebbe riuscito a segnare un goal in contropiede, come era avvenuto per la finale di Coppa del Re, e avrebbe poi difeso con i denti il vantaggio al Camp Nou e ora saremmo tutti qui a osannare le capacità tattiche dello Special One.

Allora sì che il Real si sarebbe riscoperto un po’ più interista: niente critiche, Ronaldo non si sarebbe lamentato, Mou avrebbe esaltato il Barcellona ed il suo tecnico.

Tutto questo non è accaduto e Mou è rimasto lì nel suo albergo, mentre tutti noi davanti alla tv ci chiediamo perché siamo costretti a vedere Cristiano Ronaldo sbuffare nel bel mezzo della partita, perché i milioni di euro spesi dal Real per creare un’invincibile armata devono adeguarsi al gioco del Barcellona che di milioni ne spende di meno è l’invincibile armata l’ha costruita nel proprio vivaio.

Già Mourinho, porquè?!