Dove saranno i Paesi Bassi?

L’accaduto ha del grottesco. Succede che nelle aule della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania si svolge l’esame orale di Geografia politica ed economica. Gli studenti arrivano come sempre in anticipo per scambiarsi opinioni sui docenti, sulle modalità d’esame, darsi dei chiarimenti. Fra quelle alte e robuste mura del monastero dei benedettini che profumano di cultura classica gli studenti carpiscono subito la preparazione dei colleghi e da subito iniziano le previsioni, le tranquillizzazioni, le ansie.

Una ragazza alla sua ultima materia non riesce a stare seduta e continua a dimenarsi e a parlare, chiedere, consigliare. Nel gioco delle possibili domande si preoccupa di ricordarsi le giuste percentuali delle esportazioni di petrolio dei vari paesi del mondo, ripassa il parlamento europeo soffermandosi con precisione sul numero di deputati e sulle date esatte di acquisizione di questo o quel potere. Poi capita che con l’atlante in mano la ragazza nomini i Paesi Bassi e un’altra ragazza accanto a lei senza preoccuparsi troppo delle conseguenze chiede: “Dove sono i Paesi Bassi?”.

Entrambe si catapultano sulla cartina alla ricerca della dicitura Paesi Bassi che ne indichi la posizione. Dopo un po’ i Paesi Bassi vengono trovati e alla prima ragazza viene in mente un’altra grande scoperta che ha fatto giorni prima: “Ah si…qui vicino dovrebbe esserci anche il Lussemburgo, l’ho visto l’altro giorno, è una cosa piccola così”.

La professoressa arriva, gli esami iniziano e la ragazza che non sapeva dove fossero i Paesi Bassi ma sapeva che gli Stati Uniti nel 2008 fornivano il 7,6% della produzione mondiale di petrolio prende un bel “30 e lode”. Gli altri che sapevano la giusta posizione dei Paesi Bassi e che del petrolio statunitense sapevano “solo” che di certo non è la più alta produzione mondiale si sono dovuti accontentare dei 24, dei 22 o dei 25.

La domanda non è “di chi è la colpa?”. La ragazza meritava il suo “30 e lode” per l’impegno e l’abnegazione allo studio. Nè certo un docente universitario di Geografia politica ed economica è tenuto a chiedere dove si trovano i Paesi Bassi, cosa che si studia prima alle elementari e poi di nuovo alle medie.

La domanda è: non dovrebbe essere scontato per uno che si sta presentando ad un esame di Geografia sapere dove sono i Paesi Bassi? I Paesi Bassi, mica il Burundi. È come se un matematico è capace di fare un complicatissimo studio di funzione e poi non sa la tabellina del 2. È la stessa cosa di quei politici che pronti a cambiare la Costituzione non sapevano nemmeno cosa dicesse il primo articolo della Costituzione.

Una cosa è certa. Questo è il sintomo che l’istruzione è il modo di fare istruzione devono cambiare o ci ritroveremo a programmare i computer più tecnologici e poi firmare con una X.

da “Epoca 88” n. 6 –   12/10/2012

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  1. Anonimo

    Io ad un esame di Geografia sono stato rimandato perché non sapevo le principali esportazioni della Cina. Alcuni ragazzi sono passati facendo scena muta alla domanda: “Cos’è e come si misura la densità degli abitanti in un territorio?” Poi uno non si deve incazzare. La mia opinione? Gli esami sono per lo più ingiusti!

  2. Alberto48372

    Non mi meraviglia piu’ di tanto – per “consolarsi” pensa che una volta avevo visto una statistica in cui una percentuale elevata di Americani (USA) non riesce a localizzare neanche Svizzera ed Austria; chissa” se chiedessero loro dei Paesi Bassi… 🙂

    • elledielle

      E chissà se si facesse una statistica europea chiedendo la posizione dei vasti stati statunitensi…credo che il fatto è che si è diventati sempre più superficiali…forse è il web stesso che ti da qualsiasi notizia sempre e in qualsiasi posto che ci porta ad tralasciare tante cose “tanto, quando mi serve faccio una capatina su google e trovo tutto”

      • Alberto48372

        Si, credo che anche una eventuale statistica Europea sulla localizzazione degli Stati USA sarebbe penosa – sicuramente ora esistono mezzi che permettono di non tenersi tutto a mente (io per es. non ricordo neanche il mio n. di cell. / date di nascita ecc., “tanto ci sono i vari PC/tablet ecc. che mi permettono di non occupare troppa memoria del mio cervello”, dico a tutti) – sarebbe quindi interessante rendersi conto di ciò che ai ns. tempi serve realmente memorizzare e di ciò che invece si può tenere – accessibile, ovviamente – in altre memorie.

  3. sebastianlicc

    D’accordo con la tua analisi. Anche io ho assistito a scene molto simili! Ed anche io sono rimasto amareggiato e deluso dai diversi risultatati di valutazione, pur comparando le mie competenze e le mia capacità con altri soggetti. sono arrivato ad una conclusione: “la scuola ciò che ti da è un attestato, ma la società richiede competenze”; e come dire: “il buon cavallo si vede dalla lunga corsa”. Il tempo trova rimedio a tutto.

    • elledielle

      si è vero, ma purtroppo troppo spesso la società si accontenta di competenze di “facciata”. L’esempio dei politici e della Costituzione ne è la prova: per Paesi Bassi la ragazza in questione non era nessuno, la stiamo parlando di persone che sono già arrivate: alla lunga corsa il buon cavallo ancora non si è visto!

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