Canzoni da vivere: Il figlio del dolore

Nel primo post della rubrica Canzoni da vivere veniva specificato:

qui si parla di tutte quelle canzoni che ascoltarle sembra qualcosa di banale. Quelle canzoni che quando le senti iniziare all’interno di una playlist le cambi subito perchè non sei nello stato d’animo giusto per ascoltalre, sembra quasi di profanarle.

Le canzoni che di volta in volta sono state presentate (poche a dir la verità) rispettano quel preambolo e per di più sono dei veri capolavori: dal punto di vista del testo o della musica o per entrambi.

La canzone di oggi è Il figlio del dolore e in realtà è difficile dire se è una “bella” canzone, ancor di più se è un capolavoro. Rientra però perfettamente nell’insieme delle “canzoni da vivere”.

Cruda. Forse non c’è miglior aggettivo per definire Il figlio del dolore, canzone scritta da Adriano Celentano e cantata insieme a Nada, inserita in “Esco di rado (e parlo ancora meno)” album del 2000 del molleggiato.

Il brano di per se non sarebbe segnalato negli annali della canzone italiana, ma un insieme straordinario di elementi lo rendono degno di nota.

Per prima cosa il testo. La canzone narra la storia di una donna violentata durante la guerra e rimasta incinta del suo stupratore. Per trattare un argomento talmente delicato ed uscirne bene esistono due soli modi: o scrivere un testo che è una vera e propria opera d’arte o dire tutto con parole crude e forti come crudo e forte è l’argomento. La scelta di Celentano è caduta sulla seconda opzione e l’ascoltatore non può certo rimanerne indifferente.

Tu mi sfondavi col tuo corpo 
mentre due dei tuoi 
si divertivano a tenere 
larghe le mie gambe 
e ogni volta che spingevi 
con rabbia lo facevi 
mentre di dentro 
morivo dal dolore 

In secondo luogo, una melodia scarna che si limita ad accompagnare il testo dando ancora più voce (se possibile) alle parole.

Magistrale poi è l’interpretazione. Celentano sappiamo essere un fuoriclasse assoluto in questo senso. Per quanto riguarda Nada, viene confermato quello che è il pensiero di molti su di lei: un’artista troppo spesso sottovalutata.

A rendere più “ascoltabile” il brano, che forse altrimenti sarebbe stato troppo duro da risultare fastidioso, una classica riflessione cattolico-ottimista alla Celentano:

E l’odio finirà solamente se gli uomini sapran risorgere dentro di se 

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Un Commento

  1. luca bertelli

    conosco molto bene la canzone,(icordo che mio figlio piccolo già alle prime note si terrorizzava,) è angosciante e molto cruda ,l’ interpretazione di CELENTANO e NADA sono eccezionali e rendono ancora più vera la canzone.è uno spaccato della realtà di quei giorni e grandissomo è il messaggio di amore nella parte finale,per me è un capolavoro anche se difficile da ascoltare

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