Fai bei sogni: Gramellini come Munch e Lennon

Una scrittura da bambino con la mente di un adulto. Periodi secchi, semplici, scarni come secchi, semplici e scarni sono i pensieri di un bambino che guarda alla vita senza farsi troppe domande, o senza farsene di troppo difficili. Ma considerazioni e conclusioni da uomo adulto, con i suoi dubbi e le sue perplessità.

Fai bei sogni è un romanzo di Massimo Gramellini che mette da parte l’uomo Massimo per raccontare il mondo come il piccolo Massimo lo vedeva. Dell’adulto, però, non abbandona la visione d’insieme, a tutto tondo: specifica più di una volta che forse le cose non erano proprio come le riporta ma è il tempo e il ricordo a renderle in quel modo.

Un romanzo autobiografico che racconta di un bambino a cui è morta la madre. Un bambino che cresce in un mondo senza una presenza femminile e con un padre che è apparentemente duro e privo di sentimentalismi. Un bambino che sebbene la barba e i pochi capelli non diventerà mai adulto se non quando saprà la verità sulla scomparsa della madre: solo allora smetterà di camminare sulle punte e poggerà i talloni a terra.

La tragicità della storia è resa ancor più forte dall’apparente leggerezza con cui viene raccontata: l’ironia e il sarcasmo la fanno da padroni.

Un libro che, sicuramente, fa parlare (e scrivere) tanto.

Dal sito SulRomanzo arriva una pesante critica di Gaia Conventi. Si può essere del tutto d’accordo per quanto riguarda il “furbo” confezionamento della Longanesi (“Si presenta impaginato bello stretto, ha quasi l’aspetto di un breviario, cosa che certamente avrà ringalluzzito i lettori della domenica: leggere un testo così smagrito consente d’arrivare in fondo con molta agilità”), sul quale però c’è poco da discutere in quanto è cosa logica che un libro sia un prodotto commerciale e in quanto tale è soggetto a strategie di marketing. Risultano, invece, alquanto pesanti le critiche sul lato “giallo” del libro, il quale però giallo non vuole esserlo affatto, e sull’aspetto vittimista dell’opera e dell’autore. Del tutto soggettive, infine, le considerazioni stilistiche sull’incipit o altre situazioni descritte da Gramellini.

Fai bei sogni si inserisce perfettamente in quel mondo di libri, quadri o canzoni spesso etichettate semplicisticamente “tristi”. Per chi ha vissuto le stesse vicissitudini dell’autore diventano delle opere inseparabili. Per chi per sua fortuna non ha avuto a che fare con storie simili sono un tuffo in un mondo oscuro e sconosciuto. E’ un po’ come La madre morta e la bambina di Edvard Munch o, meglio ancora, Mother di John Lennon. Seppur con le dovute divergenze, sia Gramellini che Lennon sono alle prese con la morte tragica della madre e con un difficile rapporto (assente per John Lennon) con il padre. Le diverse circostanze della perdita del genitore portano i due autori a reazioni diverse: Lennon diventa un ribelle in continua lotta contro tutto e con tutti, Gramellini si auto-ribella ed è in continua lotta contro Belfagor (il suo io incoscio). A ben vedere l’ironia pungente di Gramellini risulta molto simile a quella di Lennon ed entrambi troveranno la serenità solo con una donna accanto capace di “rimpiazzare” la madre: Yoko Ono per John Lennon, Elisa per Massimo Gramellini.

In poche parole, un libro che racconta che « se sono il marchio dei falliti. Nella vita si diventa grandi nonostante»

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