Biagio senza schermi

Entri e ti accorgi che sul palco c’è qualcosa di insolito. Anzi che qualcosa non c’è. Rifletti, riguardi, pensi e alla fine ci arrivi: non ci sono schermi. Nessun monitor, nessun maxi schermo ai lati o dietro la band, niente di niente. In cambio però c’è una lunga passerella che percorre per lungo quasi tutto il parterre del Palatupparello.

L’attesa fuori è stata lunga. L’entrata è stata dura: arrivano spinte da tutti i lati.

All’interno un po’ ci si riposa. Tutti seduti a cerchio a scherzare, giocare, ridere e parlare.

Poi ti accorgi che manca poco. Ti alzi. Il tempo di girarti, rigirarti per una visione panoramica della folla intorno e si spengono le luci.

La grande macchina del concerto si mette in moto e parte la prima canzone. È del nuovo album e sul palco vedi quello che non ti aspetteresti da Biagio Antonacci: lui, il cantore dell’amore, inizia il concerto con una canzone che non le manda a dire alla classe dirigente del Paese. Sul palco si materializzano le maschere di politici che ballano a ritmo di musica mentre Biagio, non ancora sul palco canta “come un servo schivo ma schiavo faccio politica”.

Finita la canzone entra in scena Biagio Antonacci e subito capisci il perché dell’assenza degli schermi. Perché è lui stesso ad essere senza schermi durante tutta l’esibizione.

Canta, balla, corre, ammicca, parla, incita il pubblico. Non si risparmia. Il cantante che sei abituato a vedere in televisione pacato a cantare da fermo le sue canzoni, adesso te lo ritrovi li che ti grida in faccia “bisogna dire la verità, nessuno dice la verità, ho una gran voglia di vivere, desiderare e decidere”.

Ad accompagnarlo sul palco e lungo la passerella ci sono alcuni artisti di strada che ballano, creano giochi di luci e fanno numeri da contorsionista. Anche questo spiega la non presenza dei maxi schermi.

Si passa dall’atmosfera di “Cosi presto no” all’energia straripante di “Liberatemi”, dalla melodia di “Iris” alla sensuale “Coccinella”, passando per lo sfogo di “Angela”, il tango di “Alessandra”, la storica “Se io se lei”. Unica pausa, almeno per lui, il momento alla chitarra. Seduto su uno sgabello intona tra le altre “Quanto tempo e ancora” e un pezzo di “Fiore”.

Il resto è un mix di brani nuovi e vecchi, con Biagio che continua muoversi da una parte all’altra del palco per accontentare tutti, soprattutto le ragazze che lo guardano innamorate: tanto che il dopo concerto è un mormorio di complimenti non sempre ripetibili.

Questa è stata la seconda tappa del nuovo tour di Biagio Antonacci al Palasport di Acireale. Un Biagio Antonacci che si conferma cantautore ma nello stesso tempo pop-star. Guardando indietro nel tempo, non si trova nel panorama musicale italiano un altro artista che racchiuda in se la capacità di scrittura, il timbro vocale e la popolarità di Biagio Antonacci. Si potrebbe azzardare una fusione tra un Venditti e un Gianni Morandi, tra un Gino Paoli e un Adriano Celentano, oppure si potrebbe parlare semplicemente di Biagio Antonacci.

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