Champions di tutti ma per pochi

Non c’è nessun dubbio sul fatto che quest’anno il livello medio della Champions League si sia notevolmente abbassato. Ma se tale considerazione è nettamente evidente prendendo in esame questa edizione bisogna però precisare che è figlia di un processo iniziato da diversi anni, da quando Michel Patini presiede l’Uefa.

Il livellamento verso il basso della massima competizione europea è una controindicazione della politica portata avanti dal presidente francese: in Champions, negli ultimi anni, sono entrati diversi club di paesi che in passato avevano poco a che fare con il calcio che conta. E forse è figlia anche del ranking Uefa che decide il numero di squadre per nazione cha hanno il diritto di partecipare alla competizione (e questo è detto a prescindere dal fatto chela SeriaAabbia perso una squadra, le cui cause sono da ricercare in altri motivi storici).

L’apertura di Platini a paesi calcisticamente minori ha portato però paradossalmente a una Champions League più vera, o che rispetta meglio i valori cosiddetti “sulla carta”. Siamo sicuri che l’Uefa di Platini vada a vantaggio delle squadre più deboli?

Basta guardare le prossime semifinali per rendersi conto che non è così. Su quattro squadre due sono indiscutibilmente le più forti d’Europa e del mondo (Barcellona e Real Madrid) una si è rivelata per risultati la terza potenza continentale della stagione (Bayern Monaco, nonostante le attuali difficoltà in campionato) e un’altra (Chelsea) magari non è proprio il quarto club europeo, ma vanta una rosa e un’esperienza continentale invidiabile.

Andando a guardare indietro, dai gironi fino ai quarti, si nota poi che le sorprese di quest’anno sono davvero poche, forse due: l’eliminazione del Manchester Utd (che in linea teorica avrebbe potuto/dovuto essere al posto del Chelsea) e Apoel Nicosia (la classica squadra rivelazione). E inoltre non è stato difficile imbattersi in risultati clamorosi, perfino negli scontri a eliminazione diretta (7-0, 7-1, ecc).

Negli anni passati non era cosi raro trovare delle squadre inaspettate in semifinale o perfino in finale: sembra d’altri tempi Monaco-Porto del 2004. Ed era più probabile che le squadre apparentemente migliori venissero eliminate anzitempo:la Juventusdi Capello, tanto per citarne una.

Una Champions League aperta a tutti ma a portata di pochi. E soprattutto una Champions più facile.

Viene il dubbio che ad essere penalizzate sono le squadre di medio livello, quelle a cui l’impresa poteva riuscire. Tornando a quest’anno, ci sono sempre meno Napoli e sempre più Apoel Nicosia o Barcellona.

Giusto o sbagliato?

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