Vasco: l’impressione di un concerto.

Una lunga attesa sotto il sole pesa sulle spalle di migliaia di ragazzi, ragazze, uomini e donne in quello stadio.

Sono arrivati in largo anticipo per potersi accaparrare i posti migliori e per attendere tutti insieme che lo spettacolo iniziasse.

Il sole siciliano del 4 luglio  è micidiale. Ammassati davanti ai cancelli dalle 11 del mattino dopo diverse ore di strada in macchina, si vedono innalzarsi numerosi ombrelli e ombrelloni. C’è chi distribuisce acqua e bevande fresche. C’è chi rischia di svenire dal caldo. C’è perfino un sosia arrangiato di Vasco che si aggira tra la folla dispensando “ehh…” e “ohh…”.

All’apertura dei cancelli seguono attimi di caos. Corrono per posizionarsi sotto il palco o per conquistarsi quei pochi posti all’ombra. E sembra di essere in spiaggia: si tirano fuori stuoie, borse frigorifero con bevande e panini, si va a prendere un gelato agli stand ai lati dello stadio.

L’attesa è lunga e il pomeriggio passa fra piccoli intrattenimenti sul palco, fra chi spara con gli idranti tra la folla, fra chiacchiere, racconti, momenti di pausa e di relax.

Quando inizia a fare buio si cominciano a recuperare le forze lasciate col caldo. Ora manca davvero poco.

Ore 9:30 circa. Si spengono le luci. Parte il coro “Alè alè, Vasco, Vasco!”. Un tappeto di suoni inizia a diffondersi dalle casse. Ed ecco che fa il suo ingresso lui, recitando una frase di Spinoza.

Il resto è puro spettacolo. Le prime canzoni dell’ultimo album: Qui si fa la storia, Vieni qui. I primi classici: Asilo (Republic), Fegato fegato spappolato. Le prime sorprese: T’immagini, La noia.

E’ indescrivibile la sensazione di girarsi durante Sally e vedere e sentire uno stadio pieno cantarla a squarciagola.

Ci si sente fra amici quando Vasco seduto con una sigaretta in mano, circondato da Maurizio Solieri, Stefv Burns, Claudio Golinelli e Clara Moroni, inizia ad accennare Toffee o Ridere di te.

E si prova felicità mista a malinconia quando, dopo il toccante ricordo a Massimo Riva con Canzone, inizia quella canzone lì. Quella che non vorresti mai sentire perché significa che il concerto è finito.

“E qualche volta fai pensieri strani, con una mano, una mano ti sfiori. Tu sola dentro la stanza e tutto il mondo fuori”.

La festa è finita. Questa era l’ultima tappa del Vasco.08 Live in Concert al San Filippo di Messina. Non resta che rimettersi in macchina e tornare a casa.

 

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