Negramaro: live “spaziale”

Un concentrato di rock, poesia, eclettismo, spettacolo, emozioni e attualità: questo è stata la prima tappa dei Negramaro al Palatupparello di Acireale, dove ieri sera è stato ripetuto lo show. Un palasport stracolmo balla, salta e dà il tempo al gruppo salentino che si dimostra sempre più la migliore espressione musicale in Italia.

È facile prospettare presto per Giuliano&co. un intero tour negli stadi, complici un repertorio che in pochi album è già pieno zeppo di successi e un talento cristallino.

Un concerto improntato sullo spazio, inizia con un astronauta che saluta il pubblico sulle note di Singhiozzo. Tante lune si alzano in cielo e fanno apparire la band per dare inizio allo spettacolo. Ma il clou è quando Giuliano Sangiorgi sale su una piattaforma che lo porta in alto per cantare Apollo 11.

Dopo qualche brano ecco il primo richiamo all’attualità. Giuliano ricorda le vittime del nubifragio a Genova esprimendo tutta la sua rabbia verso quegli “stronzi che non fanno bene il loro lavoro”. La seconda parte di Londra brucia viene recitata dall’attore siciliano Paolo Briguglia che continua il suo intervento con un monologo sui soprusi subiti da alcuni pescatori siciliani. Prima di rituffarsi nella musica Sangiorgi ci tiene a sottolineare che questi non sono discorsi politici in quanto “a noi se voi votate a destra, a sinistra o a centro non ce ne fotte una minchia”.

Lo show prosegue con qualche classico della band, da Solo 3 minuti a Un passo indietro da Nuvole e lenzuola a L’immenso.

Un breve ricordo del regista Mario Monicelli e un suo discorso sulla speranza e i Negramaro tornano sul palco con altri brani tratti da Casa 69.

Un po’ di zapping televisivo precede la parte finale del concerto quando a farla da padrone è ancora Giuliano accompagnato da un pianoforte. L’accenno di Purple Rain di Prince è una vera e propria chicca e fornisce anche un ottimo metro di paragone: Sangiorgi come Prince è un eclettico, canta, scrive le proprie canzoni, suona la chitarra, suona il pianoforte. Al piano Quel posto che non c’è e Basta così, con il pubblico a sostituire la voce di Elisa che provoca la risata di Giuliano.

Il resto è prevedibile. I Negramaro fanno finta di uscire. Il pubblico grida “Fuori, fuori”. E la band ritorna sul palco intonando prima a cappella un pezzo della fuori stagione Estate e poi il successo Parlami d’Amore con Giuliano che finisce tra il pubblico.

Un concerto che non ha fatto rimpiangere i mesi e mesi di attesa dovuti all’intervento alle corde vocali del cantante.

Il rock dei Negramaro è rock moderno, l’evoluzione naturale del rock anglosassone anni ’70 e di quello italiano anni ’80. Ascoltando i Negramaro si ha la sensazione di ascoltare qualcosa di nuovo, di mai sentito: l’ultima volta in Italia forse era accaduto trent’anni fa con i primi album di Vasco Rossi. Hanno l’impatto e l’immagine delle grandi band straniere e la qualità e lo stile dei vecchi Nomadi. La figura poi di un frontman cosi riconoscibile non toglie nulla alla forza del gruppo un po’ come era per Augusto Daolio e i Nomadi o per Freddy Mercury e i Queen.

Due i momenti simbolo della serata. Una bambina di non più di 3-4 anni che nell’attesa dell’inizio intona E ruberò per te la luna e una nonna sui sessantacinque anni che alza le mani e le batte al ritmo di È tanto che dormo. Questo è il presente e il futuro della musica italiana.

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