Spettacolo PFM!

Niente falò in spiaggia, niente bagni di mezzanotte, niente discoteca. Notte di ferragosto anomala ma di un’anomalia che lascia il segno. Addentrandosi per le stradine dell’entroterra siciliano ci si avvicina a Giarratana, una piccola cittadina di circa tremila abitanti, conosciuta per le sue cipolle grandi poco meno di un’anguria. Girando per la via principale ci si imbatte in molte montagne di cipolle, ma già dal pomeriggio nell’aria non c’è solo il loro intenso odore, si respira l’aria dell’evento ed il motivo è subito chiaro quando poco dopo le 18:00 sul palco della piazza salgono tre signori con capelli più o meno bianchi a far le prove generali della serata: loro sono la PFM.
PFM, Premiata Forneria Marconi, la più grande rock band italiana, l’unica capace di far successo all’estero entrando in classifica persino in Inghilterra e negli Stati Uniti, di potare il suo progressive rock addirittura in Giappone. Poco importa se l’indomani quando ti chiederanno come hai passato il Ferragosto in molti avranno un’espressione interrogativa quando dirai di esser stato al concerto della PFM, ti basta l’espressione di quei pochi che invece avrebbero voluto esserci.
Tra prove e qualche fan attempato ma con lo spirito del ragazzino passa il pomeriggio. Il tempo di un panino con l’onnipresente cipolla e di nuovo tutti in piazza

Franz Di Coccio

Poco dopo le 21:30 Franz Di Cioccio, Franco Mussida e Patrick Djivas si presentano sul palco e dopo una breve presentazione inizia la prima parte del concerto. D’un tratto chi c’era torna al 1978, chi non c’era viene catapultato in quel mondo: un mondo fatto dalle parole di Fabrizio De Andrè e dal rock della PFM. La fascia rossa che Di Cioccio porta in testa mette subito in chiaro che lui non è De Andrè ma è più un Mick Jagger. E di Mick Jagger non ha solo la fascia: sul palco salta, balla, ammicca, interagisce col pubblico. Il risultato è un inizio di concerto strabiliante che unisce la carica di Volta la carta e Un Giudice all’intensità espressiva di Giugno ’73 e Amico fragile.

Alla voce di Di Cioccio si alterna quella di Mussida che continuando in un arduo paragone con i Rolling Stones, non è per niente Keith Richard: esteticamente parlando, in quanto a tecnica chitarristica non ha nulla da invidiare al più famoso collega.
Finita la prima parte del concerto la PFM si butta a capofitto sulla sua musica (da notare che nelle prove pomeridiane nessuna loro canzone è stata provata, cosa che evidentemente sta a testimoniare l’affiatamento del gruppo). Calano i cori alle canzoni da parte del pubblico, ma aumenta notevolmente la forza espressiva della band, non più col peso addosso di dover cantare i testi del cantautore genovese.

Franco Mussida

Di Cioccio sempre più Mick Jagger. Mussida alle prese con fantastici assoli. Dijvas fa tremare il palco con la voce del suo basso…e non solo (durante una sua pausa si vede gesticolare furioso dietro la batteria per qualche ignoto motivo).
Maestro della voce, La carrozza di Hans, È festa (Celebration) e altri successi della band coinvolgono tra il pubblico non solo chi già conosceva i brani ma anche tutti coloro che si imbattono per la prima volta in queste canzoni. Tutta la piazza di Giarratana salta quanto c’è da saltare, batte le mani a tempo se c’è da accompagnare, partecipa al coro “CE-LE-BRATION” organizzato da Di Cioccio.
Da ogni nota, da ogni pausa, da ogni piccolo particolare si intuisce che questo non è un concerto come tutti gli altri, aveva ragione Franz di Cioccio quando all’inizio ha detto di voler “giocare con le vostre orecchie” ed ancora più azzeccata è l’espressione “rock immaginifico”, ovvero un rock che vive di sensazioni e di immaginazioni.
A portare alla normalità il concerto è la solita finta uscita dal palco da parte di tutti i musicisti. Quanto capiranno gli artisti che ormai non ci crede più nessuno a questa farsa?
Dopo qualche “Fuori!” ecco che ritornano tutti sul palco. Si ritorna a De Andrè con l’immancabile Il pescatore e subito dopo è la volta di Impressioni di settembre, il grande successo della PFM.

Patrick Djivas

Dopo le presentazioni e i saluti la piazza si svuota, Franz, Franco e Patrick vanno a rifugiarsi in un edificio dietro il palco e qualche fan rimane ad aspettarli per fare una foto o ricevere un autografo.
Alla fine rimane un solo rimpianto: quello di veder suonare la PFM, Premiata Forneria Marconi, la più grande rock band italiana, l’unica capace di far successo all’estero entrando in classifica persino in Inghilterra e negli Stati Uniti, di potare il suo progressive rock addirittura in Giappone, in una piccola piazza di un piccolo pesino sperduto al centro della Sicilia.
Se il paragone con i Rolling Stones risulta essere azzardato (per il tipo di musica sono più vicini ai Pink Floyd) non è di certo azzardato pensare ad una PFM con il pubblico, il successo e le vendite dei Rolling Stones: considerando poi che a differenza di Jagger e compagni loro hanno la fortuna di cantare anche i testi di De Andrè.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...