È meglio bruciarsi in fretta che spegnersi lentamente

Amy Winehouse

Si potrebbero definire “vittime del successo” ed Amy Winehouse è solo l’ultima entrata a far parte di questa ristretta, ma non tanto, schiera di artisti scomparsi premauramente. La maggior parte di loro è stata vittima di un processo di autodistruzione dovuto ad un eccessivo uso di alcool e sostanze stupefacenti, non mancano però le morti accidentali, i suicidi o gli omicidi. Per quasi tutti di loro c’è poi un mistero dietro la morte: per alcuni si pensa possa essere stata soltanto una messa in scena, per altri si vede l’ombra di un mandante oscuro, per altri ancora si tirano in ballo i servizi segreti. Si parla addirittura di una maledizione.

Per quanto riguarda l’ultima arrivata non si conoscono ancora le cause della morte (c’è già però chi parla di overdose) e non si sa se nasceranno delle leggende. Di sicuro Amy Winehouse può rientrare in quello che viene chiamato Club 27 (star della musica tutti morti all’età di ventisette anni) e senz’altro anche lei come i suoi illustri colleghi entrerà nel mito. Già, perché per un artista morire giovane, nel bel mezzo della sua carriera, aldilà della disgrazia personale, equivale a vivere in eterno e soprattutto a rimanere eternamente giovane. Se nell’Ottocento per Foscolo la funzione eternatrice era espressa dal sepolcro, dalla “corrispondenza d’amorosi sensi” o dalla poesia che permetteva al poeta di rimanere in vita dopo la morte grazie ai suoi versi, oggi a rendere eterni è paradossalmente la morte stessa.

James Dean

James Dean, morto per incidente stradale nel1955 a soli 24 anni, non è un cantante né un musicista, ma è stato forse il primo ad essere mitizzato dopo la morte. Nonostante Dean abbia girato solo tre film è divenuto in breve tempo il simbolo di una generazione: lui è il giovane per eccellenza e giovane lo sarà per sempre.

Limitandoci al mondo della musica la prima morte eccellente è stata quella di Brian Jones, chitarrista dei Rolling Stones, trovato privo di vita il 3 luglio1969 in fondo alla sua piscina a causa di un’overdose di alcool e droghe, all’età di 27 anni.

Le morti ravvicinate di altri tre ventisettenni illustri diedero inizio alle voci di una maledizione. Il 18 settembre 1970 muore a Londra Jimi Hendrix, non c’è una versione ufficiale sulle cause ma per lui si parla di una morte per soffocamento dal proprio vomito dopo un fatale cocktail di alcool e droghe. Il 4 ottobre 1970 muore Janis Joplin a Los Angeles per overdose di eroina. Il 3 luglio è la volta di Jim Morrison, leader dei The Doors, deceduto nella sua casa di Parigi.

I giornali iniziano a parlare della “Maledizione della J” che colpisce tutti i coloro con una “J” nel nome o con 27 anni d’età. Insieme a Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison viene incluso nella lista anche Robert Johnson chitarrista blues negli anni ‘30 (considerato da Rolling Stone il quinto chitarrista migliore di tutti i tempi), anche lui morto a 27 anni nel 1938: per Johnson si parla addirittura di un patto col diavolo che da chitarrista goffo e impacciato lo ha portato a diventare un virtuoso dello strumento in pochissimo tempo. Le voci della maledizione si fanno strada tanto che i media danno quasi per spacciati anche John Lennon e Mick Jagger: e se quest’ultimo, oggi energico settantenne, sfugge alla maledizione, lo stesso non si può dire per il Beatle che viene assassinato l’8 dicembre del 1980 (non a 27 ma a 40 anni).

Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison

Negli anni Settanta e Ottanta la maledizione sembra fermarsi, ma non cessano le morti. Elvis Presley muore a Memphis il 16 agosto1977 a 42 anni: non mancano le leggende che lo vogliono ancora in vita. Nel 1975 viene a mancare a 28 anni Tim Buckley morto per overdose, nel 1997 morirà giovane, a 31 anni, anche il figlio, Jeff Buckley: per lui però si tratta di un annegamento accidentale. Il record della morte più giovane spetta a Sid Vicious, bassista del Sex Pistols, che il 2 febbraio del 1979 muore per overdose a soli 21 anni. Bob Marley a 36 e Freddy Mercury a 45 anni ci lasciano rispettivamente nel 1981 e 1991: forse le due morti meno misteriose, il giamaicano per un collasso e il leader dei Queen a causa di una broncopolmonite aggravata dall’Aids.

La presunta maledizione ritorna nel 1994, quando il 5 aprile si toglie la vita Kurt Cobain, cantante dei Nirvana, anche lui ventisettenne.

Da ricordare poi Michael Jackson venuto a mancare non giovanissimo ma per il quale la morte ha rappresentato un vero e proprio fattore di rilancio artistico.

Oggi, con la ventisettenne Amy Winehouse la maledizione torna a fare paura.

La lista delle morti premature che hanno contribuito a rendere immortale un personaggio si allungherebbe ancora se aggiungessimo anche gli attori: John Beluchi (33 anni), River Phoenix (23). Heath Ledger (29) e ovviamente Marilyn Monroe (36). Non mancano nemmeno i poeti: Arthur Rimbaud (31) o il nostro Giacomo Leopardi (39). O i pittori: Van Gogh (37).

Parlando italiano e tornando alla musica sono da ricordare Luigi Tengo, suicidatosi per protesta durante in Festival di Sanremo del1967 a 28 anni; Rino Gaetano, morto a 30 anni per incidente stradale il 2 giugno del 1981; e Mia Martini deceduta a 47 anni nel 1995 per overdose: tutte morti avvolte nel mistero.

Non sappiamo se questi artisti avrebbero incrementato la loro fama con altri capolavori o se sarebbero andati incontro al declino, di certo per loro vale quando detto da Neil Young e riportato da Kust Cobain nella lettera scritta prima di morire: “E’ meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente”.

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  1. wdzoso

    Aldilà dei loro vizi e dei loro (notevoli) eccessi, resteranno sempre dei grandissimi artisti, musica senza tempo…
    È per questo che sono dei miti!

  2. Anonimo

    …ogni stagione ha i suoi frutti, meglio goderle tutte che bruciarsi nella primavera al primo sole!!! Silvio bonvicini, inguaribile ottimista

    • Anonimo

      Continuiamo a considerare geniali gli individui che fanno abuso sonstanze stupefacenti, alcool e conducono una vita dissoluta. Siamo arrivati pure a ritenerli delle leggende, dei modelli positivi.

      Di contro, noto con rammarico che coloro che si applicano quotidianamente nello studio vengono soprannominati secchioni, quelli che hanno un abnegazione smisurata per il proprio lavoro sono considerati soggetti noiosi o routinari. E, infine, coloro che dedicano la loro vita nella ricerca (perché nel loro essere c’è l’amore per la conoscenza e, di conseguenza, per il miglioramento della qualità della vita) vivono costantemente nell’anonimato da parte dell’opinione pubblica e dei media (a meno che non inventino la soluzione per la calvizie o per la cellulite).

      Io penso, invece, che il vero genio è colui che non ha bisogno di frullarsi il cervello per farsi uscire qualche buona idea. Colui che ama la vita in quanto tale, malgrado spesso sia routinaria e fonte di tristezza.

      E poi diciamolo chiaro: il genio mangia, si diverte e fa l’amore come tutti e forse anche meglio!!!!

      Gli individui che non riescono a gestire la loro vita, perché instabili nelle loro emozioni, devono essere degne di tanta considerazione, ma la loro condizione è più vicina al patologico che al fisiologico. L’istinto di sopravvivenza e conservazione è fisiologico mentre quello di autodistruzione è patologico!

      • MASSIMO

        Continuiamo a considerare geniali gli individui che fanno abuso sonstanze stupefacenti, alcool e conducono una vita dissoluta. Siamo arrivati pure a ritenerli delle leggende, dei modelli positivi.

        Di contro, noto con rammarico che coloro che si applicano quotidianamente nello studio vengono soprannominati secchioni, quelli che hanno un abnegazione smisurata per il proprio lavoro sono considerati soggetti noiosi o routinari. E, infine, coloro che dedicano la loro vita nella ricerca (perché nel loro essere c’è l’amore per la conoscenza e, di conseguenza, per il miglioramento della qualità della vita) vivono costantemente nell’anonimato da parte dell’opinione pubblica e dei media (a meno che non inventino la soluzione per la calvizie o per la cellulite).

        Io penso, invece, che il vero genio è colui che non ha bisogno di frullarsi il cervello per farsi uscire qualche buona idea. Colui che ama la vita in quanto tale, malgrado spesso sia routinaria e fonte di tristezza.

        E poi diciamolo chiaro: il genio mangia, si diverte e fa l’amore come tutti e forse anche meglio!!!!

        Gli individui che non riescono a gestire la loro vita, perché instabili nelle loro emozioni, devono essere degne di tanta considerazione, ma la loro condizione è più vicina al patologico che al fisiologico. L’istinto di sopravvivenza e conservazione è fisiologico mentre quello di autodistruzione è patologico!

      • elledielle

        Nessuno ha detto che sono dei miti positivi…a essere mitizzato dopo la morte è il personaggio e non l’autodistruzione di esso.
        Innegabilmente la morte prematura poi porta a sopravvalutare l’artista, ma il discorso che fai tu sul genio è del tutto staccato: di Jim Morrison, Jimi Hendrix e altri non si può non dire che siano geni, lo stesso non vale ed esempio per Sid Vicious, anche lui divenuto leggenda dopo la morte, ma senza nessun merito artistico (è stato ingaggiato dai Sex Pistols come bassista per il suo aspetto ma non sapeva suonare il basso).

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