Io mi ricordo…l’Esame di Stato

E anche quest’anno è arrivato puntuale. L’hanno visto andare in giro per il Paese insieme all’Estate, lui a spaventare molti studenti e a farne immalinconire alcuni, lei a rendere felici tutti gli altri.

Stiamo parlando dell’Esame di Stato che oggi ha avuto inizio con la prima prova scritta di italiano e continuerà domani con la seconda prova.

Intanto mi scuso con tutti coloro che impegnati nell’esame stanotte digiteranno “seconda prova” su google sperando di scoprire in anticipo l’autore della versione o di trovare indiscrezioni sul compito di matematica e invece troveranno un modesto post di un modesto blog ad ostacolarli.

Ma è proprio a loro che è rivolto il post. A loro e a quanti come me, magari un po’ autolesionisti, in questi giorni sarebbero voluti tornare sui banchi di scuola.

Già perché l’Esame occupa un posto speciale tra i ricordi del periodo scolastico.

Capita spesso di rituffarsi con la mente agli anni del liceo e di soffermarsi su alcuni momenti chiave dei cinque anni: si pensa ai primi giorni; alla prima impressione che ci ha fatto questo o quel compagno; alla prima interrogazione con quello/a prof che poi si è dimostrato un maestro di vita; agli screzi con quell’insegnante che fino all’ultimo giorno avresti avuto voglia di mandare a quel paese; a quel geniale topo che tutti gli anni, puntuale prima di qualche festa, si faceva trovare nel bagno dei ragazzi comportando il prolungamento dei giorni di vacanza; alla riforma Moratti, alla riforma Gelmini o a qualsiasi riforma di qualsiasi ministro dell’istruzione che, “casualmente” nelle settimane prima delle vacanze natalizie, trasformava tutti in moderni sessantottini pronti a organizzare autogestioni e occupazioni; alle lotte per conquistarsi la gita d’istruzione (o distruzione?) in questa o in quella capitale Europea; alla gita, passata a divertirsi per le discoteche o per le camere d’albergo di notte e a girare come tanti zombie per i monumenti di giorno; e infine all’attesa per l’Esame.

Chi passava i giorni precedenti a preparare minuscoli bigliettini, chi da gran tattico organizzava la disposizione dei compagni nei banchi per permettere a tutti di aiutarsi, chi non era per niente d’accordo con quella disposizione e ne organizzava un’altra del tutto diversa, chi riportava leggende fantascientifiche raccontate dalla cugina o dal fratello maggiore, chi raccoglieva informazioni da far invidia alla CIA sui commissari esterni.

Tutto era bene accetto. D’altronde l’esame ti aveva accompagnato per tutto l’anno. Il primo giorno la prof di letteratura aveva iniziato a spiegarti il saggio breve. Ad ogni esercitazione l’insegnante di matematica ti ripeteva che quel tipo di esercizio si ritrovava spesso nel compito d’esame. Di pomeriggio incontravi la zia che diceva: “Dunque quest’anno hai esami!”. Il sabato sera incappavi nell’amico più grande, al primo anno di università, che dispensava consigli utili per un perfetto esame. In TV passavano “Notte prima degli esami” in occasione dell’uscita di “Notte prima degli esami oggi”. E tu, che gli altri anni non avevi mai sentito parlare cosi tanto di esami, ti chiedevi se questo era un anno in cui non c’era nient’altro da dire o se eri tu gli anni precedenti che te ne fregavi di questo benedetto esame.

Il fatidico giorno arriva. E nonostante non avevi indovinato la traccia la prova d’italiano fila via senza problemi. La seconda prova riesci tra mille difficoltà a portarla a termine. La terza prova, bene o male, inizia e subito è già finita. E la tanto temuta prova orale si dimostra una chiacchierata di una mezz’oretta con i commissari che alla fine la conducono portandola nella direzione che meglio credono.

Chi rimane soddisfatto e chi no. Chi và felice in pizzeria con la classe e tutti i professori e chi manca “per protesta”. Chi continua gli studi iscrivendosi all’università e imparando che sostenere un esame non è una cosa cosi straordinaria e chi si butta a cercare un lavoro e deve fare tutti i giorni i conti con l’esame della vita. Tutti ricordiamo con un pizzico di malinconia quei giorni e sorridiamo stupidi su quei dubbi e quelle paure che ci accompagnavano.

Ai maturandi di oggi: godetevi questi momenti non attendendo con ansia che tutto finisca ma pensando che tutto questo non tornerà mai più e su questi momenti magari fra qualche anno scriverete un nostalgico post.

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  1. elledielle

    Grazie mille;)…sia a pino che all’anonimo commentatore che, se il mio sospetto è azzeccato poteva anche firmarsi o lasciare un indizio;), se il sospetto è infondato grazie comunque;)

  2. Anonimo

    Mi hai rinfrescato bei ricordi…vedo anche che hai imparato a scrivere molto bene XD (Pino)

      • Anonimo

        intanto veramente complimenti per l’articolo, mi piace sia il modo in cui è scritto che il modo in cui elenchi quasi distrattamente ma senza farne mancare neanche una tutte quelle piccole cose che prima o poi verranno a ribussarci alla porta facendoci rituffare nostalgicamente nel passato…complimenti! e poi sono pienamente d’accordo, soprattutto per la frase o forse saggio consiglio che conclude l’articolo….è stato un bel, breve ma intenso e ricco tuffo nel passato!

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